8 giorni alla fine, una serie Apocalittica

C’è tanto in questa serie.
Credo troppe cose. Gli sceneggiatori hanno costruito un livello articolato, complesso con intrecci ben costruiti.
La trama però appare un po’ troppo complessa.
Feed-back continui e ritorni a capo mal si adeguano a una serie asfittica, piccola (solo 8 puntate) e con alcune caratteristiche che potevano renderla unica.

Un tocco artistico è donato dalla colonna sonora di David Reichelt, la trama funziona. Gli innesti sono esatti, ma c’è qualcosa che non mi convince.
Sono arrabbiato perché il giocattolo è straordinario: sta arrivando la fine del mondo, un asteroide colpirà l’Europa Occidentale.
Cosa faremo? Se davvero dovesse accadere una cosa del genere come ci si comporterà?
I freni inibitori e l’autocensura che fine faranno?
Entra in scena dunque (o doveva entrare in scena) la funzione scientifica del cinema e della televisione: immaginare il futuro e lavorare sulle nostra coscienza collettiva.

Il mondo darà il peggio di sé: non ci sono tribunali, né polizia, non c’è nessuno e il più forte si accanisce sul più debole.

Bellissima trama, manca però una cura maniacale della fotografia (la scuola europea deve ancora inseguire il gigante americano) e manca qualche grande attore. Sarebbe stata una delle serie più belle di sempre se l’avesse prodotta un “americano”.
Manca quella esasperazione esistenziale, quel pathos che implica un contesto del genere. La scrittura invece regge.

Bella, ma non bellissima. Voto: 7+
La seconda serie potrebbe essere straordinaria…

Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata

 

8 giorni alla fine (8 Tage) è una miniserie televisiva tedesca prodotta per Sky Deutschland dalla società di produzione NEUESUPER e diretta da Michael Krummenacher e Stefan Ruzowitzky. La serie mostra come persone diverse affrontano la minaccia della fine del mondo. I ruoli principali sono interpretati da Christiane Paul e Mark Waschke. I primi due episodi sono stati presentati in anteprima a febbraio 2019 come parte della Berlinale Series nella sezione Berlinale Special al Festival di Berlino 2019.

Un gigantesco asteroide, noto con il nome di Horus, si dirige inarrestabile verso la Terra, precisamente in direzione dell’Europa centrale, soprannominata, per questo, Kill Zone; le probabilità di sopravvivere in quest’area del pianeta sono, infatti, pressoché nulle. Mentre il piano missilistico statunitense fallisce miseramente, la popolazione del Vecchio Continente tenta disperatamente di darsi alla fuga, raggiungendo l’America e la Russia; ma attraversare i confini rischia di rivelarsi una missione suicida e il piano di evacuazione promesso ai cittadini pare non prendere forma. In questo scenario catastrofico una famiglia di Berlino, composta da Uli Steiner, ex insegnante di fisica, sua moglie, la dottoressa Susanne Steiner e i figli Leonie e Jonas, scappa nella foreste per incontrare dei contrabbandieri che dovrebbero condurli fino in Russia.

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