Aci Trezza, una bellezza antica e indimenticabile

L’arrivo ad Aci Trezza toglie il fiato: i faraglioni, ombre benevole e immense sono là, a due passi dalla battigia. Custodi gelosi dei preziosi che qui la natura ha donato.
Il borgo è racchiuso in una conca avvolgente e naturale dove le barche dei pescatori iridescenti e ciarliere dai colori sgargianti sembrano petali di un fiore di campo lieto e aggraziato.
Da visitare con ammirazione e stupore il lungo mare, allegro e ricco di locali. Assaggiate il pesce, sempre fresco e rifornito da una marineria di diporto custode di una lunga tradizione.
I pescatori si raccolgono la mattina e hanno facce antiche e rudi, eppure sagge e silenziose, che le parole per un pescatore sono sempre troppe. Ci pensa il mare a chiacchierare, con i sui flutti e lo sciabordare discreto e continuo.
I locali sono accoglienti e pittoreschi, il paese è appollaiato su un gruppo di scogli e pare attendere i bagliori estivi con la pacata serenità di una lucertola al sole. Da visitare la Casa del Nespolo, non so se davvero può essa considerarsi la residenza possibile dell’immaginifica famiglia di Padron ‘Toni, certamente il visitatore entrando coglie la dimensione evocativa dei personaggi verghiani e l’atmosfera sembra intrappolare il tempo.

Gianfranco Natale
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Un po’ di Storia
Il paese fu fondato ufficialmente alla fine del XVII secolo da Stefano Riggio. La scelta non fu casuale, essendo questi proprietario dal 1651 della città di Aci Sant’Antonio e San Filippo (comprendente gli odierni comuni di Aci Sant’Antonio, Aci San Filippo e Valverde). Aci Trezza nacque quindi come scalo marittimo del principato dei Riggio e divenne centro pulsante della vita commerciale locale con numerosi magazzini atti a contenere olio, ferro, salumi e formaggi.
Aci Trezza venne gestita da Stefano Riggio fino al 1678, quindi dal figlio Luigi Riggio Giuffrè fino al 1680, da Stefano Riggio Saladino fino al 1704, quindi da Luigi Riggio Branciforte fino al 1757. Quest’ultimo però risiedette in Spagna dove, agli ordini del re Filippo V, ricoprì cariche altissime (Capitano Generale delle Galere, Governatore delle province di Guizpucoa e di Ceuta, Viceré di Valenza, ambasciatore a Venezia, a Roma, a Napoli e Ministro Plenipotenziario in Francia); lasciò quindi l’amministrazione del feudo allo zio Gioacchino Riggio. Infine il feudo passò a Stefano Reggio Gravina fino al 1790 e a Giuseppe Riggio Grugno fino al 1792, quando divenne libero. Giuseppe Riggio Grugno morì poi a Palermo decapitato dalla folla in rivolta nel 1820, estinguendo la famiglia dei principi di Aci. In ogni caso il feudalesimo era già stato abrogato in Sicilia nel 1812.

Agli inizi del XVIII secolo contava circa 150 abitanti. Dopo l’abolizione del feudalesimo, Trezza fu separata, con Ficarazzi, da Aci Sant’Antonio per essere accorpata ad Aci Castello il 15 settembre 1828.
Fu il paese in cui Giovanni Verga ambientò il famoso romanzo I Malavoglia (1881) e nel quale, nel 1948, venne girato il film ad esso ispirato La terra trema di Luchino Visconti e Antonio Pietrangeli, capolavoro del neorealismo realizzato con attori non professionisti abitanti del luogo.
Non distante dalla Chiesa del Patrono, in base ad alcuni elementi descrittivi forniti dal Verga nei Malavoglia, è stata identificata la “casa del nespolo” (l’abitazione di Padron ‘Ntoni) nella quale è stato allestito un piccolo museo contenente oggetti della tradizione marinara ed una sezione fotografica dedicata al film di Luchino Visconti.

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