Alba, una poesia impressionista

Articolo di Gianfranco Natale

Autore: Giovanni Pascoli
Libro: “Myricae” di Giovanni Pascoli
Titolo: Alba

Odoravano i fior di vitalba
per via, le ginestre nel greto;
aliavano prima dell’alba
le rondini nell’uliveto.
Aliavano mute con volo
nero, agile, di pipistrello;
e tuttora gemea l’assiolo,
che già spincionava il fringuello.
Tra i pinastri era l’alba che i rivi
mirava discendere giù:
guizzò un raggio, soffiò su gli ulivi;
virb… disse una rondine; e fu
giorno: un giorno di pace e lavoro,
che l’uomo mieteva il suo grano,
e per tutto nel cielo sonoro
saliva un cantare lontano

Struttura metrica
Quartine di decasillabi e novenari alternati su schemi di rima ABAB.

La raccolta pascoliana deriva da un verso di Virgilio: non omnis arbusta iuvant humilesque Myricae (Bucoliche, IV) “non a tutti giovano gli arbusti e le umili Tamerici”.
Formata da 16 versi, è una poesia dei sensi infatti la lirica inizia con il verbo “Odoravano”.
Tali e tante le vibrazioni (sensoriali, tattili e olfattive) che il senso della vista è qui alleggerito da una visione impressionista.
“Aliavano”, cioè svolazzare, esprimere il senso tattile della percezione. La rondine partecipa con il suo verso. Tutti i sensi sono ancorati a questa visione mitica ed effimera. Il tempo qui condanna la percezione a attimi appunto effimeri perché l’Alba è un momento, un guizzo di luce.
Altra istanza presente nella lirica è l’incanto dell’uomo innanzi ad una “Natura” primordiale. Anzi l’uomo stesso è parte integrante di questo quadro ancestrale e mitico, infatti la figura dell’uomo che miete il grano è parte dello stesso paesaggio e quasi sfuma fino a diventare contorno vago partecipando così alla costruzione impressionista di questa lirica.

Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata

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