All’inizio fu la cura

Esiste una pratica di cura  esercitata dalla notte dei tempi ,  ha visto protagoniste in Europa soprattutto le  donne,  medichesse, streghe ed esperte di erbe, titolate all’uso delle medesime ed in grado di estrarre quanto serviva per decotti, pozioni, infusi e prodotti di  cosmesi. Ne parla , ampiamente, nei suoi testi Erika Maderna ,esperta  di una materia  delicata e complessa, resasi disponibile per alcune domande e raggiunta telefonicamente* nell’ ormai sua Maremma in un grigio mattino  di gennaio.Se in questo tempo siamo curati da una medicina che si declina anche nella tecnica,  se possiamo,  dunque, diventare gli  oggetti di sofisticate e  complesse indagini ,in grado di frammentare il corpo in più organi sezionabili,  siamo anche  dei soggetti   più sgomenti, impauriti, ansiosi. Perché finiamo per sapere sempre un po’ di più? Perchè quello che sappiamo finisce per farci sentire di volta in volta meno attrezzati, più fragili, e dunque è ancora tormento? Perché un nuovo (e forzante) equilibrio    con un corpo abitato dalla malattia confligge col bisogno di un corpo immutabile ? Per Erika Maderna siamo curati di più e meglio , ma   abbiamo aspettative altissime.Quindi continuiamo a cercare risposte a scapito delle nostre intenzioni : non sappiamo più di cosa abbiamo bisogno e abbiamo perso l’intuito, quella nostra naturale capacità di capire.

Pur proprietario di conoscenze e metodo ,garanti di  ortodossia, il sapiens sapiens fatica a  sentirsi davvero in possesso di bussola .Nonostante sappia di sapere , il suo linguaggio è ben difforme da una lingua  che, invece, le donne narrate dalla Maderna hanno, attraverso la  cura,  saputo interpretare.Forse, per dirla con la scrittrice lombarda, era linguaggio antico e pagano, poi  denudato da una storicizzazione che ne ha biasimato il suo essere oscuro. Ma proprio per questo altamente suggestivo e magico.La ritualità evocativa, densa di suoni e odori ,costruita nell’alchimia fra silenzio e parola, dice di una tecnica che si sviluppa in modo diverso, su un impianto che ha radici nella tradizione.

E’ in qualche modo  il mito vs il logos.

Ciò che oggi è misurabile, catalogabile, riconducibile e  riducibile ,  antagonizza l’impalpabile , reso intenso dalla misteriosità, dunque  fortemente connotato da valenze in grado di sfuggire al controllo del razionale.Prova ne è l’altissima familiarità che si aveva con  la morte. Anche il contatto fisico col morente era vissuto come parte integrante della vita quotidiana. Era cosa conosciuta la morte , afferma l’autrice, non aliena.La fatalità aleggiava, ma esisteva anche una forma di consolazione  che riusciva a lenire  un dolore , rendendo meno temibile quella morte cosi’ vera ed incombente.

Riferimenti bibliografici

*Le parole della scrittrice lombarda sono riportate in corsivo nel testo

E.Maderna,Per virtù d’erbe e  d’incanti.La medicina delle streghe,Aboca edizioni,2018

E.Maderna,Medichesse.La vocazione femminile alla cura,Aboca edizioni,2012

E.Maderna, Con grazia di tocco e di parola.La medicina delle sante,Aboca edizioni,2019

E.Maderna,Le mani degli dei.Mitologie e simboli delle piante officinali nel mito greco,Aboca edizioni,2017

E.Maderna,Aromi sacri fragranze profane.Simboli,mitologie,passioni profumatorie nel mondo antico, Aboca edizioni, 2010

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