Appello per l’Italia

Ammettiamolo, quasi tutto è perso… nulla di buono all’orizzonte. Mi si perdoni il paragone: se l’Italia fosse un edificio tenuto assieme da bulloni uno ad uno stanno per essere allentati. L’ordito ben presto si svilupperà così come disegnato. Che tristezza. La magistratura (l’unico potere che poteva opporsi a questo disegno) è stata attaccata per così tanto tempo che appare davvero difficile possa, da sola, opporsi a questo progetto disgregante.
La responsabilità storica di chi ci rappresenta è enorme. Qualcuno mi dice, ma cosa temi? Sono tutti gli stessi, cosa ti aspetti? Non mi aspetto nulla, spero però che gli egoismi e gli interessi di alcuni non portino alla secessione ed alla fine dell’Unità Nazionale. Preciso che non credo nella salvifica possibilità che arrivi il grande politico e che ci porti fuori da questa situazione. Preferisco, di gran lunga i piccoli politici, quelli veri però. Che pur avendo dimestichezza con il potere avevano da sempre un limite che non lo consideravano superabile. La fedeltà alla costituzione, il rispetto degli avversari, l’idea che non è possibile fare impunemente una scuola con i simboli di un partito e far finta di nulla. Perché nessuno manda i carabinieri?

Ci sono cose che non sono di Berlusconi e dei suoi fedelissimi. Cose che non sono di Bossi e dei suoi adepti. Cose che non sono di Tremonti. Ci sono cose che sono del passato, ci sono cose che sono dell’oggi e soprattutto queste cose sono del domani. Parole come condivisione, Patria, Nazione, idealità, progetti, futuro, miglioramento, legalità, aspettative, solidarietà, orgoglio, lavoro, gioia, giovani, deboli, sostegno. Tutte queste parole recano dentro regali e sogni, queste parole non possono essere contenute in un’unica ampolla.
Queste parole sono state scritte ad una ad una, con mani tremanti di gioia, queste parole sono state scritte nella Costituzione, eppure non basta l’intera Legge per tradurle.

Se io volessi sintetizzare tutte queste parole in un’unica idealità non potrei fare altro che scrivere Italia e mentre scrivo penso alla responsabilità che questi uomini politici di oggi hanno di fronte ai libri di storia, di fronte all’Europa e al mondo. Siamo di fronte alla fine dell’Unita Nazionale? Il passo è vicino. Non so se c’è qualcosa da fare. Mi pare che chi ha disegnato l’ordito di questa trama ha previsto quasi tutto.

Delegittimare, destrutturare, alleggerire, ridurre a figuranti i protagonisti politici. Guardatevi attorno, chi c’è che può assurgere a guida? Nessuno. Guardatevi attorno, quante brave persone del Nord sono pronte a dire, ma chi me lo fa fare, meglio da soli che in questa italietta di second’ordine. Quanti sono? Tanti e secondo me a ragione, sì hanno ragione ma fanno un errore di identificazione.

Non è questa l’Italia che li ha condotto in Europa? L’Italia che si vede al TG non è l’Italia che amiamo tutti noi, l’Italia di questi politici non è la nostra Italia. Se le daremo una possibilità l’Italia saprà dimostrare di essere protagonista solidale. Creativa e generosa. Volitiva e determinata. E chiudo e mentre scrivo mi rendo conto che questo disegno oscuro di frantumazione e di secessione non ha forse previsto un’unica cosa: l’Italia è mia, ma è anche l’Italia è tua.

Che in questo essere nostra e plurale c’è forse l’ultima speranza. Se c’è ancora una possibilità noi, l’Europa, il mediterraneo, il mondo intero avremo ancora la nostra Italia.

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