Cosa nasconde il voto meridionale

I malpensanti credono che il modo più semplice di giudicare sia anche quello più veloce. I 5 stelle hanno promesso bonus e assistenzialismo i meridionali, che si sa sono parassiti, hanno colto la palla al balzo e hanno votato i 5 stelle.

Detto fatto, più semplice di così? Che stupidaggine!
C’è una grande novità in queste elezioni. Una novità sostanziale che cela possibilità nuove e straordinarie. Non si parla qui del voto a Salvini o al movimento 5 Stelle. Non si giudica in questa riflessione un partito o l’altro. Quanto invece il grande cambiamento che  il tipo di voto ha predisposto.

La causa delle arretratezze del sud è da ascriversi alle responsabilità dirette della inadeguata classe dirigente meridionale e degli stessi elettori meridionali che non hanno quasi mai saputo scegliere.
Per un milione di cause ataviche, e che qui non voglio riproporre, al Sud il voto è stato spesso sinonimo di deleghe a occhi chiusi. 
La cessione in toto delle proprie responsabilità a carico di galoppini elettorali ha rappresentato una delega in bianco che è costata tantissimo ai meridionali e ha prodotto:
sottosviluppo economico
corruzione diffusa
disoccupazione
sviluppo del malaffare
diffusione della criminalità organizzata
Una sanità spesso inefficiente
Un malgoverno della cosa pubblica
Vie di comunicazione arretrate e mi devo fermare per amore di sintesi.

Il voto meridionale per la prima volta è libero. Si è svincolato dai padrini politici, dai galoppini, dai portatori di voti. Dai potentati baronali che hanno prosciugato ogni risorsa e hanno reso vano ogni tentativo di sviluppo. Quello che accadrà è un’altra storia. Certamente questa mobilità elettorale è una grande novità (secondo me positiva).
Vorrei ora suggerire perché i suddisti hanno votato 5 Stelle:
fa male ai meridionali la fuga di cervelli e di giovani verso il nord, la continua migrazione interna dal Sud verso il settentrione d’Europa. I genitori non sopportano più questa migrazione che non è solo professionale. Si va fuori per lavorare per studiare per curarsi.
Si va su (nel concetto più esteso che tale parola può contenere) per tutti i bisogni: da quelli culturali a quelli lavorativi. Si va via, con difficoltà e non si riesce a ritornare.
Sia perché il lavoro al Sud non c’è, ma anche perché questi signorotti e potentati politici hanno gestito la cosa pubblica in modo così miserabile che non vi sono infrastrutture e aeroporti.
Raggiungere il Sud è disperante.
Ecco. Se volete sapere perché i padri hanno votato 5 stelle, sappiate che lo hanno fatto per amore per i propri figli.
Per disperazione.
Per rabbia. Lo hanno fatto raccogliendo l’ultima speranza.
Lo hanno fatto col cuore. Ma non lo hanno fatto perché sono a caccia di una prebenda o per il tanto annunciato assegno di cittadinanza.

Dunque la novità sta nella libertà di espressione che può anche non piacere, ma è il presupposto irrinunciabile per una rinascita del Sud Italia.

 

Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata

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