I bambini stritolati da Cartoon senza fine

Articolo di Gianfranco Natale

C’è un bisogno fisiologico nelle attività degli uomini, un inizio e una fine. Tutto ha un suo respiro, un tempo intimo e certo. Il nostro agire quotidiano non deve mai dimenticare che la nostra organizzazione spazio temporale ha bisogno di tali sicurezze.
Se questo è vero per noi è ancora più importante per i bambini.
E invece c’è una sottile, perversa e violenta strategia attuata da alcuni operatori televisivi: inondano i bambini più piccoli con una serie di cartoon senza collegamenti in un’unica sequenza temporale e senza sigla.

Mi spiego meglio. Ero a casa di amici e ho assistito a questa scena: la tv dedicata ai bambini lancia un cartoon. Il bambino inizia  a seguire: c’è una sigla iniziale e si attiva nella mente del bambino l’informazione che prima o poi ci sarà un’altra sigla, quella finale.
Parte il primo cartoon. La sequenza logico temporale si esaurisce. Si conclude. Cosa mi fanno questi signori che programmano i pomeriggi dei più piccoli?
Invece di chiudere la sequenza con la sigla finale aggiungono subito la scena della nuova puntata. Non inseriscono la sigla di conclusione. Così il bambino potrà dire al genitore: ma mamma! Non è ancora finito!”
Il bambino ha “ragione”. Nel senso che il cartoon è finito, ma il bimbo non si rende conto e l’operatore televisivo sta commettendo una violenza! Il bambino segue i cartoon, cerca una logica (che non c’è) e il genitore resta disorientato.
E’ come dire a un adulto: prima ti proietto un film, poi senza dirti come e perché aggiungo la seconda puntata di un altro film.
L’adulto si ribellerebbe, il bambino resta seduto e mentre resta seduto e disorientato i pubblicitari lo inondano di informazioni commerciali.
Trovo questo tipo di programmazione non solo violenta, ma anche pericolosa per un sano sviluppo cognitivo dei bambini. Credo si debba intervenire urgentemente su questa vicenda che rende i pomeriggi dei più piccoli tranelli cognitivi che rischiano di causare danni e disorientamenti.
Un programma televisivo o un cartoon non sono pericolosi in sé, ma se spari cinque cartoon uno dietro l’altro senza nessuna separazione temporale per il solo scopo di trattenere il bambino, allora la questione diventa di grande rilevanza sociale e culturale e il rischio di disorientare i bambini è altissimo.

Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata

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