I giornali e le olimpiadi

Sapete il coccodrillo? In pratica le notizie biografiche preparate prima che il personaggio sia deceduto?

Il coccodrillo era preparato e doveva raccontare di un’Italia in crisi della recessione e così anche l’Italia dello sport doveva naufragare. Tutti pronti? Copione pronto?  Prendete per esempio la bravissima Pellegrini: per una volta che non vince come la si definisce?
“Flop”. Pazzesco: una che arriva quinta. Io direi che ha avuto la sua pausa, come tutti del resto. Ma le mitraglie erano già cariche, pronte: si sono rovesciate impietosamente (e ingiustamente) su un solo bersaglio: la Pellegrini.
Aspettavano tutti e avevano già gli articoli pronti. L’Italia dell’atletica ha deluso. Ecco alcuni titoloni già pronti:
E’ finita un’Era?
L’Italia al tracollo!
Anche l’Italia delle olimpiadi in crisi!
Ah se i cestini windows potessero parlare!
E invece niente da fare: questa Italia che non investe sui giovani vince! Questa Italia che non offre spazi di aggregazione vince!
E meno male! Evidentemente i conti sono da rifare. C’è un paese che funziona, società che producono un’atletica vincente.  Giovani che investono ore e sacrifici e sudore per un obiettivo irripetibile: le olimpiadi.
E un inciso: alcune di queste medaglie arrivano dalle divise (Forze armate, Forze di Polizia) e allora? Cosa c’è di più italiano dell’Esercito e dei Carabinieri?
I giornali italiani hanno un difetto: seguire un filone nazionalpopolare.  Generalizzare: prendere un argomento, farlo poltiglia e spalmarlo affinché milioni di persone possano accedere all’informazione. Non è importante se queste semplificazioni portino a una verità non vera. L’importante è massificare tutto. Proporre un’informazione così orizzontale da apparire reticente e frammentaria.
Non mi piace:
voto per questi giornalisti 4-
voto per questa Italia 8+

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