Il benessere apparente e la società del lifting

Basta a volte guardarsi dentro per capire il senso. Ciascuno di noi insegue degli obiettivi, coinvolge se stesso in un progetto di vita. Spesso ci dimentichiamo di questo progetto e rimaniamo intrappolati. Quando si dice con fare quasi banale “qual è il senso della vita?” troppo spesso si risponde d’istinto, rifugiandosi in schemi prestati: la famiglia, il lavoro, l’amore… ma dico, cos’è la famiglia per te, il lavoro ti soddisfa davvero?

E l’amore? Sono antri dove ci rifugiamo. Ciascuno di noi dovrebbe connotare meglio gli obiettivi e dirsi come sta davvero. Non posso costruirmi se non mi conosco, un’indagine introspettiva è necessaria per seguire il filo di Arianna che mi indica il cammino.

Questi benedetti valori, vogliamo dirci cosa sono?
Non si deve mica chiede aiuto alla filosofia greca per indicare il senso e il significato: per me valore è mantenere la parola data, per me valore è dirsi le cose come stanno. Per me significa tentare di muovermi senza calpestare i bisogni altrui. Non dico che sono così, però sento questa tensione, è un obiettivo, un disegno: un valore. C’è bisogno, insomma, di contenitori da riempire, il modello imperante è invece adatto esclusivamente ad una società basata sui consumi e priva di valori. I modelli imposti non sono contenitori, magari lo fossero, ciascuno di noi avrebbe dei modelli da seguire e una volta raggiunti con la propria esperienza saprebbe cesellare il proprio percorso. E invece no, ci impongono schemi e strutture scheletriche, articolazioni che non possiamo riempire, forse possiamo aggrapparci, ma non ci permettono di sviluppare un pensiero critico. Vorrei fermarmi un attimo su questo aspetto: mi capita spesso di vedere visi levigati e curati su colli rugosi. Donne che una
volta avremmo definito di mezza età che spezzano il limes imposto dal tempo ed evadono dalla loro età con lifting che ridanno l’aurea di un’età passata.
Facciamo così, andiamo su google e ricerchiamo la parola “lifting” centinaia di strutture e aziende reclamizzano prodotti e interventi chirurgici. La chiave di ricerca (abbinata a lifting) più utilizzata è viso.
Non è casuale: voglio apparire e il viso è la parte più “apparente” del mio essere.

La cosa grave è che questo sforzo di apparire a tutti i costi ci toglie il nostro passato. Ogni ruga è un segno di un passo percorso. Le guardo queste donne e provo compassione e tenerezza, ridotte così non da una scelta, ma da una spinta propulsiva inconsapevole di una società che si pone un unico obiettivo il benessere apparente.
La questione è solo dilatata di qualche anno o di qualche mese. Il Tempo prima o poi si riapproprierà di ciò che è suo con un’invadenza ancora più drammatica infatti spessissimo i trattamenti estetici hanno una conseguenza disastrosa con il passare del tempo. Qualcuno non sarà d’accordo, del resto il tema di questa riflessione non è scagliarmi con le cliniche che fanno lifting, esse difatti non fanno altro che raccogliere i bisogni dei clienti (sempre più numerosi). Il
senso ultimo di questo mio dire è che dovremmo scegliere consapevolmente, dovremmo riappropriarci del buon senso.
Capire che questi sono segnali allarmanti di una società che non sa scegliere e che è dunque scelta. La parola scritta sottende riflessione, pause, cesure, aperture, personalizzazione, oggi siamo passati alla parola ascoltata (e televisiva) frenetica e veloce che dà spunti brevissimi che implica fughe e che non lascia spazio alla lenta costruzione del proprio percorso. Ed alla fine siamo ritornati lì da dove eravamo partiti. Il cerchio s’è chiuso, se vogliamo un futuro migliore dobbiamo partire da noi stessi e confrontarci con gli altri, possibilmente guardandoci negli occhi con la speranza che chi ci sta di fronte non usi lenti a contatto colorate.

Gianfranco Natale
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