Il difficile mondo dell’educatrice

Tina Bruno, ha svolto per una vita il mestiere di educatrice di scuola primaria, per vocazione e per passione, ci illumina – con questo saggio “La pedagogia e l’opera educativa del nido”, edita da Kimerik –  sulla difficile strada che deve affrontare chi vuol intraprendere questo mestiere, ma soprattutto vuole mettere ben in evidenza il difficile e al tempo stesso meraviglioso rapporto quotidiano che l’ha relazionata con i bambini (ma continua a farlo con i suoi nipoti).Un mondo in divenire costante, mutevole e mai noioso. L’educatore/trice deve stare sempre attento a cosa i bambini propongono di giorno in giorno.

La prima domanda che mi viene spontanea da rivolgerle è la seguente: per superficialità e pregiudizi siamo portati a pensare che il mestiere di educatore/trice si possa equiparare ad un qualsiasi altro lavoro, ma leggendo il suo testo si comprende benissimo che se pensiamo questo siamo completamente fuori strada. Allora, la domanda mi viene spontanea, tutti possiamo fare questo mestiere e se no, cosa ha spinto lei in tale direzione?” Essere educatori vuol dire essere capaci di calarsi nei panni dei bambini senza  ritornare  bambini, ma mantenere quel contatto empatico che ti porta ad apprezzare la vita, a curarla, amarla, vederla crescere. Il bambino è come un libro da sfogliare, conoscere, amare, apprezzare.Essere educatore significa, inoltre, dare fiducia a quel bambino che affida la propria vita ad una persona sconosciuta, alla quale chiede inconsapevolmente di rispondere ai suoi bisogni.Io posso dire di avere scelto questa professione spinta dal grande amore che ho sempre avuto per i bambini,  forse tutto questo può essere stato causato dalla fortuna di nascere in una famiglia numerosa, dove il bene comune era l’obiettivo che univa tutti in una forte condivisione.Essere educatori vuol dire avere voglia di auto aggiornarsi,  formarsi, avere un buon rapporto con tutti gli attori che ruotano intorno al bambino, collaborare con il gruppo di lavoro e scambiare  con altre istituzioni il proprio lavoro, le proprie esperienze, i propri percorsi educativi. Il contrario di tutto questo significa essere cattivi educatori, quindi non tutti possiamo affrontare tale professione.”

Buona parte della sua vita l’ha dedicata alla sua professione con dedizione, ricerche e studi. Alla luce del suo vissuto, ritornando indietro nel tempo rifarebbe lo stesso percorso? cosa cambierebbe e cosa lascerebbe esattamente così come è stato? “Se dovessi ritornare indietro come prima cosa frequenterei una scuola con indirizzo appropriato, e poi ,come ho sempre fatto, cercherei di seguire i tempi  e i ritmi evolutivi del bambino, arricchendo la mia formazione seguendo anche lo sviluppo sociale della nostra bella Italia, una nazione in continuo  cambiamento anche tecnologico e industriale. Come secondo obiettivo mi proporrei quello di coinvolgere il gruppo educativo, inteso come strumento di integrazione organizzativa, sia in ambito gestionale sia in ambito didattico, attraverso cui realizzare lo scambio  di informazioni la discussione e la progettazione di attività, anche con altre strutture. Attività che si sviluppano soltanto se trovano condizioni adatte all’apprendimento del bambino, tenendo conto anche dei bambini con “ bisogni speciali”per i quali come detta la legge n° 104 del 92 le attività pur seguendo lo stesso tema vanno personalizzate. Cambierei tutte quelle forme di isolamento che ancora alcuni educatori , nonostante, lo sviluppo culturale degli ultimi tempi, mantengono, gelosi di condividere il proprio sapere. “

Il suo libro lo considero molto interessante ed educativo, un lavoro poderoso che vuol mettere in luce tutti gli aspetti dell’educatore/trice ed il suo difficile mondo, ci spieghi se condivide l’attuale sistema educativo italiano ed il suo assetto scolastico, siamo migliorati o peggiorati con gli anni? I discenti ne hanno subito conseguenze (intendo sia in bene che in male)? “ Oggi si parla di qualità della scuola, vale a dire: di conoscenza dell’istituzione, del  suo orientamento, della struttura organizzativa, del sistema di indicatori qualitativi e quantitativi, di monitoraggio, analisi percepita dagli alunni e dagli insegnanti attraverso i processi individuati (programmazione, erogazione della didattica), e di analisi delle documentazioni all’interno della scuola. Una scuola ricca di vantaggi, dove l’insegnante non è mai sola,ma gode dell’appoggio delle colleghe, dei genitori e delle agenzie extrascolastiche individuate attraverso il P.O.F. Oggi la scuola vede l’alunno al centro della cultura, riconosce il suo potenziale educativo, e crea tutte le strategie necessarie all’apprendimento alla convivenza e a tutto ciò che lo rende un essere degno di rispetto.”

Leggendo il suo saggio ho compreso che l’educatore/trice deve tener sempre presente il concetto di formazione umana attraverso l’attività di sostegno e potenziamento delle risorse del bambino. L’educatore si confronta costantemente con i bambini, ed ognuno possiede  le sue caratteristiche peculiari, quindi è necessario che la formazione dell’educatore/trice sia in costante svolgimento ed accrescimento perché il suo lavoro è trasversale, sia sul piano teorico che su quello pratico. Quanto incide l’uno o l’altro affinché si possano avere dei risultati accettabili e poter affermare che si è fatto un buon lavoro? “Il lavoro dipende dalla preparazione, dalla voglia di calarsi in un mestiere delicato che centra tutto sul bambino, sul suo mondo, sulla coscienza storica dell’idea di bambino, quindi una preparazione basata sulla ricerca scientifica e pedagogica che porta alla conoscenza delle teorie dello sviluppo sia fisico che intellettivo, sul lavoro di gruppo e sull’intraprendenza personale, un lavoro continuo ricco di flessibilità, empatia e voglia di conoscere e sperimentare con i bambini.”

Grazie per avermi fornito un po’ del suo tempo, augurandole immensa fortuna, le voglio rivolgere un’ultima domanda: dopo questa sua ultima fatica cosa vede nel suo futuro e cosa si attende? “Il mio futuro è ricco di vitalità sono pensionata e mi dedico a tempo pieno ai miei due nipotini, senza trascurare la letteratura dell’infanzia e la messa in gioco dei concorsi di narrativa e poesia.”

Anna Pizzini

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