Il nostro mondo interiore

Un libro che ci fa riflettere sulla nostra vita e su come la conduciamo, su come potremmo modificarla e vivere bene con noi stessi. Non si tratta di un manuale ma il titolo c’è lo dice Ricordi e riflessioni di uno psicanalista di Renzo Zambello, edito dalla Kimerik. Un viaggio nella vita di uno psicoterapeuta che grazie alla sua attività ha aiutato gli altri ma anche se stesso. Un’ottima lettura.

Il suo libro è interessante, coinvolgente. Quando è nata la necessità di raccontarsi? Ho iniziato a pensarci all’inizio di luglio dell’anno scorso.  Ne ho parlato con la Dottoressa Cerana verso il 15 dello stesso  mese e a fine settembre  avevo  finito la prima stesura. Detto ciò, in realtà c’è sempre stato il desiderio di farlo.  Lo psicoanalista ha bisogno di raccontare, di dare forma nel racconto al suo mondo interiore, ai suoi fantasmi e dare un nome al dio che c’è  dentro, e il racconto ha bisogno dell’altro che ti ascolta. Ecco perché la Cerana, come la prima che mi ascoltava e che ha trasformato in racconto ciò che poteva inizialmente essere confuso nelle emozioni.

Lo psicoterapeuta che è divenuto paziente quando è avvenuto questo passaggio? Tutti gli psicoterapeuti dovrebbero essere prima dei pazienti. Chiaro che non tutti i pazienti poi faranno gli psicoterapeuti.  Ma se uno vuole fare questo mestiere deve,  prima di lavorare  sugli altri, lavorare su se stesso.  Le Società di psicoanalisi, in particolare quella junghiana sono, giustamente, molto esigenti su questo punto.  Io ho fatto diciannove anni di analisi e le devo dire che sono stati quelli meglio investiti. E’ chiaro che sto parlando del percorso formativo di uno psicoanalista. Il tempo per una psicoanalisi, anche classica, è molto più ridotto.

Come dovremmo operare per far uscire l’inespresso, il nostro vero essere? Non c’è un metodo predefinito, una via tracciata. Ognuno di noi deve seguire la sua strada. Ecco, farei mie le parole di Jung, cito: “Dobbiamo cercare noi stessi nell’ombra, non nella luce. Noi siamo là, nelle tenebre, nel nostro inferno. Ricorda Dante, deve scendere negli inferi per poter poi andare in paradiso”. L’analisi è una di queste possibilità  ma ve ne sono molte alte, ad esempio l’arte, la meditazione, la preghiera. Forse, l’analisi è una via più strutturata ma, ognuno cerchi e troverà la sua via, per essere se stessi, per individuarsi.

Quanto tempo ha impiegato per la stesura? Circa due mesi poco più, ma lo maturavo da sempre, da quando avevo iniziato la formazione, circa quarant’anni fa.

Come vive la sua vita senza farsi influenzare dai nuovi mezzi di comunicazione? Non lo so se mi faccio influenzare o meno dai nuovi mezzi di comunicazione. Mi interessa anche poco. Ciò che cerco di fare, scegliere momento per momento quello che mi piace, quello che sento dentro che mi appartiene.

Il suo testo va considerato come una guida spirituale per migliorare la nostra vita quotidiana? No, no assolutamente. Io non ho niente da insegnare a nessuno. La psicoanalisi non insegna niente a nessuno. Non da niente che il paziente già non abbia. Aiuta un po’ il paziente a capirsi come lui funziona, quello che ha dentro permettendogli di scegliere di utilizzare le sue risorse. Aiuta a intravvedere la strada verso la individuazione. Lì finisce il compito della psicoanalisi.

In tanti anni di attività, i suoi pazienti cosa le hanno lasciato, cosa le hanno regalato? Tanto. Lo scrivo nel libro.  Quello che sono oggi lo devo a loro sia dal punto di vista professionale ma soprattutto umano. La psicoterapia è un rapporto, un rapporto vero, dove paziente e terapeuta giocano la loro vita. E’ un’esperienza unica.

Come trascorre il suo tempo libero lontano dal suo studio? Riposo, leggo, medito e cerco di amare le persone che mi stanno attorno.

 

Anna Pizzini

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