Il silenzio dei giovani

Due quasi adolescenti, cappuccio in testa. Scarponcini alti con i lacci svolazzanti: uno dice all’altro: “Questa sera ci vediamo?”.
Il secondo quello un po’ più piccolo, quasi minuto nel suo cappuccio nero non solleva la testa: allunga l’indice, slitta con il pollice, qualche ticchettio veloce e risponde in chat. Con whatsapp. La comunicazione si rinchiude sempre di più in un climax discendente. Il lampeggiare digitale delle lettere che scorrono inesorabili sui nuovi media. I ragazzi sono a pochi centimetri, ma invece di comunicare verbalmente preferiscono delegare la “parola” dentro il rassicurante display del cellulare.
E’ tutta qui la rivoluzione. Dentro questo gesto violento e pericoloso.
Vi riporto ciò che osserviamo ogni giorno, testimoni silenziosi di una rivoluzione che peggiorerà il nostro modo di essere “Persone”.
Un mondo che cambia con una comunicazione che predispone alla solitudine, che spinge sempre più i ragazzi a un mutismo relazionale e che avrà delle conseguenze disastrose.
Quante volte avete visto giovani e meno giovani chinati dentro il loro palmare? Il loro mondo scorre lì. L’altro mondo (quello reale) passa accanto, li sfiora, ma li influenza sempre di meno.
Ma noi siamo odori, colori, emozioni, ricordi, esperienze tattili, visive, olfattive e la comunicazione digitale preclude all’esperienza totalizzante del nostro vivere.
Sono un inguaribile ottimista, ci sarà in qualche luogo magico e misterioso della nostra attitudine all’adattamento un’indicazione che ci dia la via da seguire. Al momento noto solitudini, silenzi e ragazzi sempre meno abituati a parlare.

Gianfranco Natale

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