Intervista ad Alessandro Zizolfi: “Giovanni Zizolfi, Il sacrificio dimenticato – Storia di un Vice Brigadiere dei Carabinieri”

“Il sacrificio dimenticato – Storia di un Vice Brigadiere dei Carabinieri” appartiene alla nostra collana “Diari e Memorie”. Si tratta, infatti, di una testimonianza di Alessandro Zizolfi, nipote del protagonista della sua opera. Condividiamo quindi, con voi, un’intervista al nostro scrittore.

  • Che relazione parentale c’è fra lei e il protagonista del libro?

Giovanni Zizolfi era mio zio, fratello di mio padre.

  • Dopo tanti anni trascorsi e quindi la difficoltà nel reperire testimonianze e documenti, é stato molto complicato ricostruire la vicenda che riguarda Giovanni Zizolfi e i suoi sventurati compagni?

Abbastanza! Il recupero di documenti sia militari che privati, è stato difficoltoso. L’anno scorso è stato possibile, per la prima volta, consultare il fascicolo militare e fare aggiornare le parti mancanti del suo vissuto militare e, solo per una pura coincidenza, si fa per dire, sono riuscito ad avere la corrispondenza privata di mio zio, che intratteneva con la sua famiglia durante il periodo di mobilitazione in Cirenaica; è stato molto importante avere le lettere, mi ha fatto conoscere meglio il personaggio e mia dato una sorta di spinta a sostenere, in maniera più convincente, ciò che la mia famiglia paterna ha sempre creduto, che Giovanni si sia sacrificato! Per quanto riguarda le testimonianze che sono riuscito a reperire, di persone vicine ai fatti, sono state poche e hanno dato risposte sintetiche e poco sodisfacenti, con reticenza accompagnata da una spiccata omertà incomprensibile. Ho appreso dei racconti spontanei importanti, per via telefonica, che hanno avvalorato le mie ipotesi riguardo a un’azione di altruismo, che fece Giovanni, nei confronti del futuro suocero al momento della cattura, ma purtroppo non hanno valore documentale; sono solo dei racconti tramandati. Per quanto riguarda i suoi compagni di sventura, la storia dice che sono stati selezionati e quindi anche Giovanni, dopo avere accertato la responsabilità sull’uccisione dell’ufficiale tedesco, cioè degli indipendenti locali, pertanto, i tedeschi prelevavano solo cittadini residenti a Gubbio che potessero avere legami con gli antifascisti, quindi vicini agli esecutori materiali di chi commise l’agguato.
Mio zio Giovanni era siciliano e risiedeva in paese poco distante da Gubbio, questo particolare fa riflettere e fa sorgere la domanda: perché è stato trattenuto?

  • Questo libro vuole costituire un richiamo alla memoria dovuto, come parziale riparazione al fatto che non é stata resa giustizia sul piano penale e, quindi, accadimenti che correvano il rischio di essere affidati solo alla memoria delle persone care delle vittime?

Questo libro è un richiamo alla verità e un’esortazione per un riconoscimento militare che è, secondo il mio punto di vista, dovuto! Anche se era in abiti civili e non era in servizio, lui ha continuato il suo ruolo di carabiniere fino alla fine, e per me, questo, è il sacrificio dimenticato.

  • Pensa che questi racconti di vita passata abbiano la forza per incontrare interesse nei giovani del nostro tempo, in modo che possano imparare lezioni utili per il loro futuro?

Spero di sì, chi metabolizza e coglie il significato dell’operato di uomini che in un contesto di sofferenza e privazione, hanno lottato per i valori e ideali a cui hanno creduto e giurato, difendendo quest’ultimi a costo della propria vita, rinunciando agli affetti, al proprio percorso di vita, ambizioni etc., ha appreso una importante lezione di vita.

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