Intervista allo scrittore Antonino Crisafi: “Sequestro malvagio”

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Vi diamo il buongiorno con un nuovo appuntamento della rubrica dedicata alle interviste agli scrittori!
Antonino Crisafi ha risposto alle nostre domande in maniera organica, condividendo con voi un breve racconto che soddisferà ogni vostra curiosità sul suo libro: “Sequestro Malvagio”!

 

  • Il romanzo tratta un fatto realmente accaduto? Se sì, in seguito alle inchieste e ai processi alla mala del Brenta, è stata fatta luce sul caso?
  • Si è mai occupato di fatti di cronaca misteriosi e insoluti della sua terra d’origine?
  • Cosa le fa percorrere tanti chilometri dalla Sicilia per scrivere del nord est ancora una volta, dopo aver scritto “Com’è triste Trieste”? Conoscenze personali dei luoghi?
  • Lei scrive generi diversi fra loro, ma sempre con stili e linguaggi appropriati ai temi trattati. É stimolato dalle sfide diverse?

“Sequestro malvagio” è la mia tredicesima pubblicazione, di cui la prima è stata un’autobiografia, che ho intitolato “Il mal d’Arma”, perifrasando il detto del “mal d’Africa”, per interpretare al meglio l’amore nutrito per la Benemerita Arma dei Carabinieri, dalla quale a 53 anni mi sono dovuto congedare anticipatamente per motivi di salute. Poi, intrapresa la mia seconda carriera da dirigente legale d’azienda, ho cominciato a coltivare la passione per la scrittura realizzando saggi e romanzi che mi hanno dato molta soddisfazione. Questo nuovo romanzo nasce da una riflessione suggerita dalla personale esperienza di Colonnello Comandante dei Carabinieri a Vicenza, impegnato nelle indagini del più lungo sequestro della storia: quello di Carlo Celadon, avvenuto nel mese di gennaio del 1988 e durato 831 giorni. Comunque nel romanzo non vi è alcun riferimento a tale sequestro e la storia raccontata pur non essendo vera è certamente verosimile e cerca di interpretare i sentimenti e le angosce di una famiglia che ha subito il sequestro di un familiare a scopo di estorsione. Nella copertina, a significare come tutta la famiglia venga avvolta nella spirale della disperazione, è riportato un vortice marino con una imbarcazione che sta per essere inesorabilmente inghiottita dai flutti. Nessun riferimento alla mala del Brenta. Nella mia terra di origine, la Sicilia (sono nato a Messina nel 1935 e vi sono rimasto fino a ventiquattro anni, quando poi ho intrapreso la professione di Ufficiale dei Carabinieri, che mi ha fatto poi peregrinare per varie sedi) ho fatto servizio nei primi anni sessanta quale Comandante della Tenenza Carabinieri di Carini(PA) ove, fra l’altro, mi sono impegnato nella ricerca dei numerosi latitanti della banda Giuliano (Montelepre era una stazione dei Carabinieri da me dipendente); sulla “mia” terra poi ho scritto e pubblicato un saggio “Misteri e leggende di Sicilia”, che, dopo una breve e concisa storia dell’Isola, tratteggia i suoi numerosi personaggi da Archimede al Generale Dalla Chiesa.
Ho fatto servizio a Trieste dal 1970 al 1978 prima come capo della polizia giudiziaria della Procura Generale e poi come capo del Centro di controspionaggio e “Com’era triste Trieste” deriva dalla mia personale esperienza delle indagini postume effettuate per i crimini commessi dai nazisti nella Risiera di San Saba e vi si tratteggia un infelice periodo storico vissuto da Trieste con l’occupazione nazista dopo l’otto settembre del 1943 e, dopo la liberazione dell’Italia da parte degli alleati, con l’occupazione dei partigiani titini e delle truppe jugoslave nei famigerati quaranta giorni dal 1° maggio al 9 giugno 1945. Ormai sono in pensione da circa dodici anni e mi dedico, oltre alla passione per la scrittura, ad attività umanitarie nell’ambito dei Lions, ove ho ricoperto la carica di Presidente del Club Vicenza Host e per diversi anni la carica di referente per il libro parlato Lions del Distretto che comprende il Trentino Alto Adige e il Veneto. Amo il Teatro e la musica lirica.
Il mio motto è: ”Amare vuol dire dare, dare tutto se stessi e quando si è dato tutto desiderare di dare ancora.” E’ la frase che ho dedicato a mia moglie, tanti anni fa, quando ci innamorammo.

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