Invece vorrei giocare

Laura Cairoli è autrice di un libro di poesie dal titolo e dalla copertina bellissimi, Invece vorrei giocare, edito dalla casa Editrice Kimerik. Dopo averlo letto e tenuto tra le mani ho pensato che non ci poteva essere regalo migliore per Natale, sia per noi stessi ma anche per donarlo. La scrittrice possiede una scrittura semplice, calda ed emozionante. Riscaldiamo i nostri cuori anche con le poesie, anche con i libri…

Il suo è un libro dalla copertina bellissima. La poesia, grande risorsa dell’animo umano, di cosa parla Invece vorrei giocare? La domanda giusta sarebbe “chi” parla. Parla un bimbo custodito nel grembo di una mamma.

Perché ha scelto la poesia per esprimere se stessa al mondo? Non ho espresso me stessa in queste pagine, ma le idee in cui credo. Trovo che la poesia sia uno dei linguaggi più sublimi di cui disponiamo. La poesia è diretta, perché ha la capacità di spiegarsi con un numero minimo di parole, ma è al contempo profonda, perché richiede tempo per essere compresa: ogni volta che rileggi una vera poesia ci scopri una sfumatura in più. La poesia è capace di esprimere chiaramente idee, sensazioni e messaggi senza derubarli dei loro segreti.

Quando tempo ha impiegato per scriverlo? Non molto. Ma non per questo posso dire di averlo scritto di getto, perché mi sono documentata accuratamente sia prima, sia durante la stesura. L’idea si è formata nel tempo, è partita alla lontana. Poi quando il richiamo alla scrittura si è fatto sempre più forte ho provato a scrivere le prime frasi. E non mi sono più potuta fermare, fino alla fine.

Quando e come le viene l’ispirazione? Dal teatro. Desideravo scrivere un testo per una rappresentazione su questo tema, e l’ho scritto. Da questo primo testo originale ne ho tratto il libro, che è solo una piccola parte. L’idea era, ed è tuttora, di farne un testo vivo sulla scena.

Dalla sua biografia leggo che fa l’insegnante di sostegno, lavoro bello ma delicato. Le procura più momenti di gioia o di sconforto? Penso che non sia possibile svolgere un lavoro che procura più sconforto che gioia, soprattutto se si tratta di un lavoro che si basa sulle relazioni, come quello di noi insegnanti.

Quale desiderio vorrebbe che si realizzasse questo Natale sotto l’albero? Le rispondo come Cenerentola all’uccellino: “Un sogno svelato non si avvera più!”.

 

Anna Pizzini

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