La debolezza dell’Europa sarà la fine dell’Europa

Articolo di Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata
La battaglia di Poitiers (conosciuta anche come battaglia di Tours) fu combattuta in un giorno di ottobre del 732 tra l’esercito arabo-berbero musulmano di al-Andalus e quello dei Franchi di Carlo Martello.
Gli arabi puntavano al cuore d’Europa. Avevano conquistato la penisola iberica e stavano per dilagare nel continente.
In una cronaca successiva per la prima volta si pronuncia la parola Europa a proposito dei Franchi che proprio a Poitiers fermarono i musulmani.
L’Europa nasce probabilmente quel giorno, non nell’accezione di momento di guerra, quanto invece come il bisogno di difendere alcuni ideali che rischiavano di essere cancellati dall’espansionismo Arabo.
Oggi viviamo un momento in cui la velocità dei cambiamenti è tale che la presenza di extracomunitari pone innanzi a noi il rischio enorme di snaturare l’identità Europea.
Accogliere è bene, aiutare le popolazioni che fuggono direttamente nei loro territori è meglio.
L’Europa è stata debole, ha pensato che un filo spinato potesse risolvere il problema, suggerendo quasi una soluzione infantile, un po’ come il bimbo che vuole raccogliere l’acqua dell’oceano con una paletta. La debolezza delle istituzioni rischia di mettere in fortissima crisi il senso stesso dello stare assieme. Riusciranno i politici europei a trovare fondi da destinare a quei paesi che producono immigrati?
Riusciranno gli europei a mettere insieme una forza di polizia paneuropea che abbia uomini, mezzi e strumenti per agire dentro i confini alla ricerca dei trafficanti di uomini? L’Italia in questo percorso ha dei meriti, Renzi è riuscito a indicare una via. Chi lo seguirà?
Qui sta il senso dello stare assieme. Che senso avrebbe allora lo stare assieme se non si coglie che lo spirito europeo, i suoi valori, l’identità propria che ci caratterizza è un bene comune da tutelare assieme?

Gianfranco Natale
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