La questione siciliana, gli sbarchi, l’Islam e il virus Ebola

Siamo a Palermo, questa sera ci sarà la partita della Nazionale. Arrivato a Palermo parlo con qualche vecchio amico della metropoli siciliana e sento parole che non pensavo di sentire. I siciliani hanno un sentimento di delusione e di rabbia. Se parli con qualcuno vedrai cosa ti dirà. C’è un senso di scoramento e una voglia di farcela. La Sicilia è stata sempre isola e ponte, mai è stata isolata, la sua importanza nel mediterraneo l’hanno resa orgogliosamente unica.
Non puoi raccontare a un siciliano cos’è l’integrazione, non lo puoi fare perché il popolo siciliano ha sempre accolto genti e razze. La Sicilia stessa è stata da sempre crocevia di dominazioni e passaggi di popoli provenienti da tutti i continenti.
Eppure adesso la Sicilia è di nuovo sola. Politici incapaci di andare al di là delle passerelle televisive. Politici rapaci e che non hanno amore per la loro terra d’origine. Sono siciliani, stanno a Roma e sono ormai lontani dalle evocazioni: cercano poltrone. Come se ciò dovesse rende orgogliosi i siciliani. Cosa me ne faccio io della tua poltrona? Ti dirà il siciliano che incontri vicino allo stadio. E aggiungerà: Cosa mai hai fatto per la tua terra?
Sbarchi incontrollati, rischi di epidemie. Paura di rimanere soli: questo domina i cuori dei siciliani.
Dovremmo parlare prima o poi di questi sbarchi continui di immigrati.
Ogni extracomunitario che scende lo si guarda confusi e ti dicono: e se porta con sé il virus Ebola? Siamo soli, smarriti e confusi. Questo ti dicono questi testardi marinai che ogni giorno rischiano la propria vita per un gesto naturale e drammatico: salvare altre vite con la paura di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei loro cari.
Facciamo una premessa: l’accusa di razzismo per chi vede vomitare migliaia di uomini dalle navi della Marina Militare italiana è calunniosa. Se si continua a ignorare questo dramma prima o poi il popolo siciliano si sveglierà e rimarrà affascinato dal primo xenofobo di turno.
E’ nel registro delle cose che i siciliani abbiano paura e che si sentano smarriti. Ogni uomo che scende è un potenziale portatore del maledetto e pericoloso virus ebola.
Ogni uomo che scende potrebbe essere un potenziale attentatore.
Ogni uomo che scende potrebbe essere un radicale islamico pronto a commettere chissà che.
Come si può negare la paura?
Subito il radical chic di turno, nei suoi silenzi ovattati e protetti di Roma sarà pronto ad accusare di razzismo chi è stanco di questi sbarchi e non si accorge che il problema è solo rimandato. Come può vedere dal suo televisore 2000 pollici ricurvo ciò che accade qui, nell’avamposto dell’Europa? La frontiera cristiana contro l’Islam è la Sicilia ed anche questa volta è di nuovo sola.

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