La Regina degli scacchi

Difficile e dura, come la vita. Come le storie che accadono nell’intreccio quotidiano.
Non ci sono filtri ed è reale al punto che la consiglierei solo a un pubblico di almeno 16 anni. Tutto muove dai silenzi di una bambina geniale. Beth, bambina disperata e sola (sublime Isla Johnston la interpreta in modo straordinario). Viene assegnata a un orfanotrofio e qui il suo silenzio e la sua solitudine trovano una sola via di fuga: il gioco degli scacchi.
Cosa c’è di più solitario e riflessivo del gioco degli scacchi?
Beth qui si esalta e a 9 anni riesce a diventare una piccola campionessa. Oltre le vittorie vi è però tutta la contraddizione che si cela nel mondo degli orfanotrofi, con le violenze gratuite e sadiche, con la somministrazione di farmaci che creano dipendenza.
Con la solitudine di Beth che assieme a quella di tutte le altre bambine diventa universale e senza via d’uscita.
No, non ci sono vie d’uscite in questa serie, né scorciatoie: chi ha la sfortuna di vivere da orfana (ancora di più in una società maschilista. Il film è ambientato negli stati uniti negli anni ’50.

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La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit) è una miniserie televisiva drammatica statunitense creata da Scott Frank e Allan Scott, distribuita in streaming il 23 ottobre 2020 su Netflix. La serie è basata sull’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis. Il titolo originale della miniserie, come quello del romanzo, si riferisce al gambetto di donna, un’apertura scacchistica.
La serie esplora la vita di una bambina prodigio degli scacchi, orfana, di nome Beth Harmon, seguendo le sue vicissitudini dall’età di otto ai ventidue anni, mentre lotta contro la dipendenza da alcol e psicofarmaci nel tentativo di diventare grande maestro di scacchi.

La serie inizia ambientata negli anni ’50, in un orfanotrofio femminile, dove Beth, bambina di otto anni, incontra Jolene, una ragazza vivace e amichevole di qualche anno più grande; Helen Deardorff è la donna che gestisce l’orfanotrofio e il signor Shaibel, custode dell’orfanotrofio, impartisce a Beth le sue prime lezioni di scacchi. Come era comune negli anni ’50, l’orfanotrofio distribuisce quotidianamente pillole tranquillanti alle ragazze, il che si trasforma in una dipendenza per Beth. Pochi anni dopo, Beth viene adottata da Alma Wheatley e suo marito, che vengono da Lexington, Kentucky. Nella sua nuova casa, Beth decide di iniziare a partecipare a tornei di scacchi. Vince molte partite venendo notata da altri e sviluppa amicizie con diverse persone, tra cui Harry Beltik, Benny Watts e Townes. Lungo la strada, mentre continua a vincere partite e diventa più famosa, diventa anche più dipendente da farmaci e alcol, e inizia a perdere il controllo della sua vita.

Tuttavia alla fine sconfigge il campione del mondo di scacchi russo, Vasily Borgov, a Mosca, in una partita spettacolare, in cui lei effettivamente gioca un gambetto di donna. Il suo trionfo ha vari livelli simbolici: un giocatore di scacchi statunitense sconfigge un grande maestro russo; una donna molto giovane sconfigge un uomo più anziano; una donna si impone in un ambiente dominato dagli uomini.



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