La scuola può sconfiggere la crisi

Quali sono le rivoluzioni che servono? Sono così semplici e facili da attuare che la mia speranza che si realizzino  è pari allo zero (o giù di lì). Per cambiare le cose, per migliorarle non servono investimenti colossali o idee strampalate. Basta fare cose che adesso non si fanno più. Vorrei fermarmi per un attimo e spiegare cos’è la Scuola italiana. Secondo un’indagine statistica pubblicata di recente c’è una percezione molto positiva sulla Scuola Pubblica italiana, che funziona “nonostantetutto”.
Il “nonostantetutto” (perdonatemi l’esercizio poetico, nel senso di licenza) racchiude in sé la riduzione dell’organico, i tagli al personale, la stitica predisposizione all’assunzione di personale fresco e giovane (necessario in un mondo così ricco di novità come quello della scuola).
Continuo: il “nonostantetutto” cela tagli al Fondo d’Istituto, che altro non è che la cifra a disposizione delle scuole per attuare tutti quei progetti che hanno una ricaduta immediata sul territorio e sui giovani cittadini dello stesso territorio.
Pensate che il fondo d’istituto delle Scuole si è via via ridotto anche dell’80%. A tratti del 90%.  Non sono numeri tirati giù a sensazione. Chiedete al Ministero, chiedete ai presidi. Tagli continui fino ad obbligare i genitori ad acquistare la carta igienica per i bagni degli alunni.
Nonostantetutto le cose ancora funzionano, merito di insegnanti preparati, di un personale attento e sensibile. Merito di dirigenti oculati e lungimiranti, merito di collaboratori pazienti e pronti al sacrificio.
La Scuola Italiana Resiste (ancora per poco, credo). Questo potrebbe essere il titolo del mio intervento. Potrebbe bastare, ma mi sono stancato delle semplici parole che girano a vuoto dentro una società che non vuole cogliere la dimensione di una nuova prospettiva. L’Italia non è uscita dalla crisi perché manca un progetto uniforme, arriviamo sui problemi all’ultimo minuto, altre volte in ritardo e ciò produce l’incredibile situazione di crisi nella quale viviamo.
Manca dunque nel caso specifico un disegno sui giovani, una prospettiva lungimirante e di ampio respiro non sulla scuola (quello è il mezzo per costruire una buona società) ma sui giovani e sulle loro aspirazioni.
Cosa avete fatto politici miopi e inadeguati?  Avete tagliato i rami degli alberi. Avete tagliato sul tempo pieno.
I ragazzi delle scuole elementari e superiori avevano a disposizione una splendida possibilità, il tempo pieno, cioè il pomeriggio potevano trascorrerlo nell’ambiente sicuro e protetto della scuola, tra pari e in un ambiente stimolante. Potevano così passare il pomeriggio nelle nostre scuole invece di bighellonare in giro, passare ore sui social, su Facebook o a schiacciare finti pulsanti di un finto videogioco su un telefonino di 3 cm quadrati.
I tagli, stupidi e inutili hanno reso quasi indisponibile il tempo pieno.
Soprattutto al Sud: nelle periferie napoletane o palermitane alle 13.00 fiumane di adolescenti escono da scuola senza più alcuna possibilità di essere seguiti nei lunghi pomeriggi.
Cosa significherebbe oggi ampliare l’offerta formativa portando per legge il tempo pieno in tutte le scuole?
Significherebbe assumere nuovo personale, attivare un percorso economico positivo e di incentivo con una spesa pubblica produttiva. Sì, produttiva avete capito bene, perché produrrebbe una migliore condizione sociale, i ragazzi sarebbero tutelati (come dicevo prima soprattutto nelle aree degradate e nelle zone a rischio Mafia e criminalità organizzata). Giovani laureati delle varie discipline sarebbero assunti, tra 5 o 10 anni già raccoglieremmo i frutti di una società più dinamica, giovani più preparati, insegnanti più stimolati.

Tra mille riforme altisonanti e di grande prestigio se potessi scegliere una mini riforma, una riforma piccola piccola opterei per la riforma del Tempo Pieno per tutti, per tutte le scuole. Io credo sarebbe di rilevanza storica e avrebbe solo conseguenze positive. Non so se l’attueranno e non so se è giusto essere così pessimisti, forse si deve ancora pensare che alla fine ce la faremo, certamente ce la faremo se i giovani ci aiuteranno, ecco perché questa riforma è fondamentale.

Gianfranco Natale

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