L’altra Grace, una miniserie Netflix

Nella penultima puntata (questa è una miniserie di sole 6 puntate) vi è una scena chiarificatrice. C’è una bellissima Grace, la protagonista, di fronte a uno specchio. Il riflesso è il filo conduttore della serie. Qual è la vera Grace?
Questa scena non chiarisce il mistero, ma ci fa capire che la vita è un gioco di specchi in cui la verità insegue la bugia e così via all’infinito (come in uno specchio riflesso nell’altro). Un romanzo psicologico che ha un merito: non offre verità.
La storia si muove con gli occhi di Grace (straordinaria Sarah Gordon) che osserva la verità con lo sguardo della pudicizia e dell’accettazione tout court della vita così come è. Indaga il dottor Jordan nella sua psiche, ma presto il labirinto di Grace si trasforma in una ragnatela e il povero psichiatra Jordan si perde nelle trame di una psiche bipolare (forse), certamente complessa.
Vi è un forte dualismo: personaggio semplice (cameriera umile) da un lato e dall’altro una mente sottile e articolata (una mente criminale).
Questa contrapposizione non è una stonatura, anzi, proprio su questo si regge la storia.
Andiamo alla valutazione: bella, ma impegnativa (direi pesante).
Ma il concetto di pesante ci sta, intendo dire è una mini serie per chi ama il genere psicologico/psicotico con un’analisi attentissima, non ti puoi distrarre un attimo.
Votiamo?
Per chi ama l’argomento 8
Per come è fatta 7
Faccio una media e direi 7 e mezzo.

Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata

L’altra Grace (Alias Grace) è una miniserie televisiva canadese diretta da Mary Harron ed interpretata da Sarah Gadon. È basata sul romanzo omonimo di Margaret Atwood del 1996 ed adattato da Sarah Polley. La serie è formata da sei episodi. La storia di Grace Marks, un’immigrata irlandese incarcerata in Canada per l’omicidio del suo datore di lavoro. Dieci anni dopo, un medico cerca di aiutarla a ricordare il suo passato, di cui non ha memoria.

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