Le Torri Costiere di Villasimius

Le torri costiere della Sardegna, sono una serie di strutture fortificate che dall’alto medioevo sino alla metà del diciannovesimo secolo, hanno costituito il sistema difensivo, di avvistamento e di comunicazione della fascia costiera dell’isola.

Numerose sono le torri che ancora oggi caratterizzano le coste della Sardegna, svolgendo in passato un importante ruolo nel sistema difensivo dell’isola.
Queste torri di avvistamento e di difesa risultano in gran parte costruite sotto il dominio spagnolo, ma anche nel periodo antecedente, con materiali e tecniche costruttive simili, in luoghi strategici che potevano consentire il repentino intervento contro il pericolo che sopraggiungeva dal mare, ora rappresentano dai pirati saraceni -in particolare dal VII alla II metà del XV secolo-, ora dai corsari barbareschi -dal XVI secolo al XIX-, in concomitanza con la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la cacciati dei Mori dalla Spagna nel 1492.

La loro edificazione si inserisce comunque, in gran parte, nel grandioso progetto di costruzione di torri costiere realizzato per la guerra mediterranea a partire dal 1587 da Filippo II, re di Spagna, con l’istituzione della Reale Amministrazione delle Torri. Tale Istituto, infatti, doveva occuparsi non solo della manutenzione delle Torri già esistenti ma costruirne di nuove, provvedendo inoltre anche al reclutamento del personale di guardia, al pagamento dei soldati ed alla riscossione delle tasse relative alla gestione.

Il Costa riferisce che le prime opere di fortificazione della città di Sassari risalgono ai pisani e ai genovesi: nel 1294 un capitolo degli Statuti sassaresi obbligava i cittadini a contribuire alle spese di costruzione delle mura ed ogni podestà “doveva far costruire con pietra e calce un grado di pietra alto 26 palmi, oltre l’antipetto di 4 palmi”, utilizzando anche i diritti di pedaggio riscossi dai forestieri (2). In generale però anche sotto il dominio aragonese erano sorte soltanto una decina di torri a difesa dei porti più strategici, ma è del 1327 una Prammatica che conteneva già prescrizioni a tutela del litorale, mentre Alfonso III il Buono concedeva alla città di Cagliari il diritto di utilizzare il ricavato delle tasse sulle merci e le vettovaglie per la realizzazione delle muraglie di Llapola e Pietro III il Cerimonioso imponeva la costruzione di torri di avvistamento con la precipua funzione di trasmettere segnali di fuoco per avvisare gli abitanti in caso di pericolo incombente.

Di torri costiere se ne trovano in tutto il litorale sardo, costruite durante il regno spagnolo, a partire dal XVI secolo, con la palese funzione di difesa del territorio e avvistamento dei pirati saraceni. Nella costa di Villasimius e dintorni ce ne sono di bellissimi esemplari che ben si sono mantenuti nonostante il trascorrere del tempo. Alcune sono state ricostruite ed oggi appaiono curate e di bellissima struttura.

Ce ne sono di tozze, di cilindriche, di tronco coniche, tutte alte meno di dieci metri, eppure posizionate ad arte in modo tale che da quei punti di vedetta si potesse dominare l’intera costa.

Le incursioni corsare e piratesche contro la Sardegna ebbero inizio nell’ottavo secolo. Il primo attacco documentato risale al 705, periodo della dominazione bizantina, nel quale vi furono due incursioni degli arabi ai quali il presidio bizantino, poco numeroso e piuttosto improvvisato non poté in nessun modo opporsi. Oltre che seminare il terrore tra la popolazione inerme ed impreparata, la razzia fruttò un consistente bottino in beni ma anche di vite umane, infatti decine di uomini e donne furono rapiti per essere ridotti a schiavi. Durante i successivi cinquant’anni gli attacchi seguirono con intensità sempre maggiore: a questo periodo risale la costruzione delle prime torri e castelli lungo le coste della Sardegna.

In seguito anche i Giudicati sardi, di Torres, Cagliari, Gallura e Arborea – le forme di governo della Sardegna dall’VIII al XV secolo – e poi le repubbliche marinare di Pisa e Genova, realizzarono numerose fortificazioni costiere di prima difesa che, all’inizio della dominazione spagnola (1479), ammontavano a circa una sessantina.

Con l’editto del 1502 che decretava la definitiva cacciata dei moriscos dalla Spagna, la pirateria mediterranea ricevette un forte impulso infatti nell’Africa settentrionale si riversò un gran numero di musulmani, profughi della Penisola Iberica appunto, che si unirono ai Berberi del Nord Africa i quali già da secoli vivevano dei proventi della guerra “di corsa”. La costa dall’Egitto a Gibilterra divenne base di operazioni piratesche e per tutta la prima metà del Cinquecento le incursioni si moltiplicarono portando terrore e distruzione tra le popolazioni costiere della Sardegna e di gran parte di quelle dell’Italia meridionale e della Spagna; addirittura, dal 1522, anno in cui il condottiero turco-ottomano Khayr al-Din detto Barbarossa si riprese la città di Peñón de Vélez de la Gomera – che insieme ad Algeri divenne la principale base dell’attività corsara, gli assalti diventarono pressoché quotidiani. Una lapide rammenta una delle tante scorrerie: A 5 de Arbili 1546 esti istada isfatta sa villa de Uras de manus de Turcus e Morus essendi capitanu de Morus Barbarossa (“Il 5 aprile del 1546 è stata distrutta la città di Uras per mano di Turchi e Mori essendo capitano dei Mori Barbarossa”).
La torre della Pelosa a Stintino

Il grande pericolo turco-barbaresco e l’estrema vulnerabilità delle coste sarde, in ragione della sua vicinanza alla costa del Nordafrica, che – con venti favorevoli – distava soltanto un giorno di navigazione, aumentava dunque il rischio della Corona di Spagna di perdere il controllo dell’isola. A partire dal 1570 iniziò a farsi strada l’idea di dotare le coste della Sardegna di una rete di torri simili a quelle di cui erano già provvisti i regni di Granada e di Valencia e, nel mezzogiorno d’Italia, il Regno di Napoli e la Sicilia. Già nell’aprile del 1572 venne portata a termine la prima Relaciòn de todas las costas maritimas del Reyno de Cerdena y de los lugares donde se deven hazer las torres y atalayas, un piano di difesa regionale estremamente dettagliato realizzato da Marco Antonio Camos.

Fu probabilmente il saccheggio dei villaggi di Quartu Sant’Elena, Quartucciu e Pirri da parte dei pirati barbareschi avvenuto nel 1582, che in quell’occasione giunsero fino alle porte di Cagliari, che indusse il re Filippo II di Spagna a concretizzare questo progetto difensivo con la costituzione, pochi mesi dopo, della “Reale amministrazione delle torri”.
La Reale amministrazione delle torri

La Reale amministrazione delle torri, nata nel 1583 e paragonabile ad una moderna agenzia, aveva il compito di pianificare la costruzione di nuove torri oltre che provvedere alla loro manutenzione. Aveva inoltre la gestione del loro funzionamento, dall’arruolamento dei soldati al rifornimento delle armi per le guarnigioni. Rientrava tra i compiti istituzionali anche la ricerca dei fondi per il suo finanziamento.

L’amministrazione aveva sede a Cagliari e ne erano a capo, oltre al viceré, due consiglieri (uno per lo stamento del “Capo di Sotto”, Cagliari, ed uno per quello del “Capo di Sopra”, Sassari) ed un capitano con funzioni prettamente militari, da cui dipendevano alcaidi, artiglieri e soldati di stanza nelle torri. Il personale civile era composto da un contadore, un segretario ed un clavario, oltre ad un sindaco ed un portiere, per il Capo di Cagliari, ed un pagadore ed uno scrivano per il Capo di Sassari.

La funzione delle torri costiere venne meno nei primi anni del diciannovesimo secolo quando Inghilterra e Russia, intervenendo decisamente presso i bey di Tunisi, Tripoli e Algeri, li costrinsero ad allinearsi ai dettami del Congresso di Vienna che sanciva l’abolizione della schiavitù e, di conseguenza, della pirateria. Coincide infatti col 1815, anno in cui si svolse il Congresso, l’ultima incursione barbaresca nelle coste della Sardegna. La perdita di interesse strategico dei fortilizi comportò conseguentemente la sospensione dei finanziamenti per la loro manutenzione e la stessa Reale amministrazione delle torri venne soppressa con il regio editto del 17 settembre 1842 a firma di Carlo Alberto di Savoia. Secondo una relazione datata 20 marzo 1843, conservata nell’Archivio storico di Torino, le torri ancora presidiate a quella data assommano a 63.

Soltanto alcune di esse conservarono una certa importanza tanto che vennero utilizzate fino alla seconda guerra mondiale come presidio doganale o militare, come sede di impianti telemetrici e di segnalazione o di punti di avvistamento ottico. La definitiva dismissione delle torri costiere come sistema difensivo avvenne nel 1989, in concomitanza dell’intesa Stato-Regione.

 

Gianfranco Natale
Raccolta fonti e  organizzazione materiale fotografico

 

Fonti: wikipedia
http://www.sardegnatorri.eu

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