Una lettura di “Racconto in presa diretta” di Nicola Panarella

Il mio vuole essere un elogio al lavoro di Nicola Panarella.
Il voler giocare con le parole; il saper giocare con le parole e il piacere che prova nel giocare con le parole hanno reso il suo lavoro accattivante ed unico nella sua originalità.
La lettura è piacevole quando si legge il suo raccontarsi in prima persona nella forma della poesia.
La lettura è simpatica, appassionante quando si legge il suo raccontare pensieri, ispirazioni, meditazioni, considerazioni in terza persona nella forma saggia e ironica della prosa.
Il suo non è un parlare troppo di sé (e se ciò fosse il mondo si lamenterebbe); il suo è un parlare al mondo (che non pensa neppure a sé). Questo mondo, invece, dovrebbe ravvedersi, come ha scritto l’autore nel Capitolo III prendendo un discorso in prestito da Goethe. Ma ravvedersi in che modo? Nel godere del piacere delle cose che ci circondano come l’alternarsi del giorno e della notte, delle stagioni, del risveglio della natura con i suoi fiori e frutti. Ma se si è insensibili di fronte a queste bellezze, allora si innesca in noi la voglia di “non vivere” ed è la fine. Questo, però, non deve accadere!
Grazie Nicola per tutto quello che ci hai detto sulla poesia e anche per quest’ultimo messaggio mutuato dal grande poeta tedesco, che ci deve far riflettere in un momento come questo di crisi esistenziale, nonché di crisi di valori.

Vanna

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