L’insegnante e le sue fiabe

Grazia Maria Sfilio è un’educatrice presso la pubblica istruzione, ma le sue passioni non sono soltanto adempiere appieno al suo dovere lavorativo, va un po’ oltre, cerca di educare, indirizzare, dare buoni consigli, far rendere consapevoli ed attenti verso la natura ed  il mondo in generale i suoi bambini, tutto mediante le favole.
Lei stessa diventa autrice delle fiabe che legge ad una platea esigente e molto attenta come solo i bambini sanno essere. In questo percorso lavorativo e creativo incontriamo direttamente Grazia Maria Sfilio che ha pubblicato due libri I racconti di Grace ed I racconti di Grace II,  editi dalla casa editrice Kimerik,  vogliamo farci un’idea di come si deve lavorare con amore e dedizione, rispettando i bambini e facendo loro sviluppare una giusta cognizione del mondo.

Come è nata l’idea ed il desiderio di voler essere parte attiva della percezione del mondo dei bambini? Voler cercare di indirizzare le loro ansie, le paure, le incertezze che possono creare false visioni, aiutare a demonizzare, farli divenire invece parte integrante di un pensiero positivo e costruttivo, cosa l’ha portata a compiere questo suo arduo percorso? Sin dai primi anni d’insegnamento, mi sono accostata in maniera progressiva  al modo di vedere dei piccoli, proprio per aiutarli nel loro sviluppo psichico. I bambini, come diceva Frobel, sono come i fiori e vanno curati  con amore sin dalla tenera età affinché crescano forti, coraggiosi e superino gradatamente ed in maniera del tutto naturale, tutti quegli ostacoli che gli impediscono una crescita sana affinché  si formino idee chiare di riguardo verso tutto e tutti. A tal scopo, lo zelo del giardiniere, in questo caso l’educatore, creerà le condizioni favorevoli allo sviluppo e quando si parla di sviluppo, ritengo doveroso precisare quello psico – fisico. Molti genitori pensano che fare i genitori significa accontentare sempre i propri figli con  qualsiasi cosa che sia richiesta da loro e di doverla acquistare. Poi l’era tecnologica moderna con tutti gli stimoli, che se da un lato soddisfa i desideri del momento, come acquistare robot, playstation, computer, ecc.,dall’altro crea dipendenza,  irrequietezza  avvicinandoli al satanismo grazie alle immagini di cartoni con figure demoniache varie, sempre in costante lotta.

I bambini sono materia duttile e malleabile nelle mani degli adulti che purtroppo se educati in modo errato possono far creare fantasie e preconcetti sbagliati che potrebbero seguirli fino all’età adulta. Qual è il suo approccio iniziale ed il prosieguo con la narrazione delle favole? Come li prepara a tutto questo? E’ compito di tutti gli educatori a partire dalle famiglie di prendere coscienza su ciò che sta succedendo nel mondo. I piccoli costantemente accontentati e lasciati a se stessi per parecchie ore giornaliere, si creano, nella loro testa, un mondo di idee  sbagliate, fantasie poco produttive se non  addirittura di distruzione nei confronti della natura, dei loro simili e soprattutto dei loro genitori. I piccoli attraverso l’osservazione, il ragionamento ed anche  la sensibilizzazione a gravi problemi umanitari arrivano gradatamente all’ascolto delle favole per poter arricchire il pensiero con altrettanti  valori positivi.

Il lavoro dell’educatrice è un lavoro delicato, come si instaura un rapporto con un bambino che presenta già idee, fantasie sbagliate verso la natura, gli animali, verso il loro corpo di cui non comprendono che appartiene al mondo ed interagisce con il mondo sempre, costantemente ed in maniera attiva? Il mio lavoro è molto delicato e non solo di pazienza, di orientamento verso il sapere ma anche di formazione mentale. Prime di poter operare  con loro, bisogna nutrire  affetto, comprensione e stima verso il loro piccolo mondo. Ognuno di loro ha già idee più o meno positive. E’ mio dovere e compito occuparmi di loro  in maniera sistematica graduale, cercando di  eliminare tutti i pensieri negativi  acquisiti, soprattutto dai mass-media che conducono i piccoli ad una vita sfrenata  di giocattoli, facendogli apprezzare il mio contatto amorevole nonché quello di relazione fra loro. I piccoli poi essendo curiosi gli viene sempre più spontaneo, comprendere il mondo e la natura con tutte le diversità che vi abitano. Tra queste , gli animaletti che non solo possono essere di compagnia  durante i nostri giorni di vita ma addirittura utili all’uomo. Cogliendo poi l’aspetto fisico si riesce ad inserirli nel loro habitat. Quindi, i bambini apprendono e si direzionano, in questo modo, ad essere rispettosi nei loro confronti, ad apprezzarli e a nutrire interessi e perché no, divertimento per le loro caratteristiche.

Nel lavoro di tutti i giorni che lei svolge: le famiglie, le istituzioni l’aiutano, apprezzano il suo lavoro poliedrico oppure deve fare i conti anche con i loro preconcetti? Durante il lavoro che io svolgo con le famiglie, posso ben affermare che dopo parecchi mesi di osservazione sul comportamento dei bambini e delle loro famiglie, arrivo ad una visione ampia del lavoro educativo che si svolge nelle loro case con i loro famigliari. Quindi dopo prendo le redini e comincio alla cura psicologica dei genitori e dei loro figli mediante consigli di vita pratica, con colloqui e conversazioni. L’istituzione dove io esercito comprende – come me –  i problemi gravi in cui tutta l’umanità si sta  ficcando e si cerca in qualche modo  di superare tutti questi ostacoli, attraverso la  P.O.F.. Tuttavia a volte devo fare i conti con qualche preconcetto da parte di alcuni colleghi, che non comprendono o fanno finta,  di cosa  sta succedendo a livello universale, umanitario.

Le immagini che fornisce una fiaba arrivano in maniera diretta nell’immaginario dei bambini, offrendogli una nuova chiave per interpretare il mondo, è contenta di contribuire a tutto questo, di essere un mattone fondamentale della loro crescita psicologica? Le immagini che io fornisco ai bambini vi  assicuro che arrivano in maniera diretta perché sono immagini adatte al loro piccolo mondo con un linguaggio semplice ed accattivante. Infatti, chi li ha lette  non riesce più a farne a meno e a tal fine  a non prendere  più in considerazione altri generi di lettura.

Come si immagina il suo futuro nella scuola, con i bambini e come scrittrice? Il mio futuro, lo immagino sempre orientato ad ognuno di loro per poter cogliere tutte le loro problematiche  ed i loro disturbi, questi, creati in gran parte dal consumismo. Come scrittrice, penso di continuare a scrivere per loro, per poterli aiutare a crescere.

Per le belle parole che ci ha donato ringrazio sia l’autrice che l’educatrice – in questo caso un connubio perfetto- per avermi concesso l’intervista e per il superbo lavoro che svolge, spero che ci siano molte insegnanti come lei.

 

Anna Pizzini

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