Recensione del Film “Il venditore di medicine” (regia di Antonio Morabito)

Il regista Antonio Morabito firma un film tratto da un suo stesso soggetto “IL VENDITORE DI MEDICINE”, un film accompagnato da polemiche e impedimenti è un racconto spietato sulle case farmaceutiche e su quello che sono capaci di fare per lucro, un film resoconto di sotterfugi e inganni tristemente attuale dopo i fatti recenti in Italia. Una opera prima coraggiosa per Morabito che nasce dalla coproduzione italo-svizzera di Amedeo Pagani e Elena Pedrazzoli che hanno fortemente creduto nel soggetto del film. Il regista si è molto documentato sul mondo dei farmaci, ha parlato con informatori farmaceutici prima di arrivare al film che non è mai caduto nell’inchiesta, né nel documentario, è un film e come tale va trattato anche se racconta purtroppo una verità nascosta. La sceneggiatura è infatti assolutamente meticolosa grazie alla collaborazione del regista con Michele Pellegrini e Amedeo pagani, una sceneggiatura corposa ed intensa senza mai cadere nel pietismo e nella commiserazione. Il film ha incontrato parecchie difficoltà di produzione e di location, è stata accusato di mettere in cattiva luce il rapporto medico-paziente, ma tutto il cast ha resistito e difeso il tema del film mantenendo lucidità e tensione. Il tema del “comparaggio” è una triste pratica per cui taluni medici, farmacisti e operatori sanitari accettano denaro e donazioni varie da società farmaceutiche in cambio della prescrizione dei loro farmaci. Una pratica definita “normale” dall’ambiente sanitario ma è invece una pratica criminale mirata a danneggiare il paziente. Bruno Donati( Claudio Santamaria) è l’informatore medico della casa farmaceutica Zafer che senza scrupoli piazza i farmaci senza badare alle conseguenze anche perché la sua capoarea (Isabella Ferrari) lo tiene sempre sul filo del licenziamento se non vende i farmaci. Una trama serrata e cruda che mette in evidenza la solitudine del protagonista ormai senza più remore morali che arriva finanche ad impedire alla moglie di avere un figlio e ad un oncologo impone ad adottare un metodo chemioterapico ormai superato. Un film con un crescendo di tensione e disumanità che non lascia scampo a nessuno, un atto d’accusa senza speranza, un film di certo non buonista anzi  giustamente crudo ma necessario sulla malasanità.

DANIELA MEROLA

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Daniela Merola

Un saluto a tutti, sono Daniela Merola, scrittrice, blogger, giornalista e il mio sentiero è sempre stato "il coraggio delle proprie idee".

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