L’opera prima di Eugènie Gènin “Il basilico raccolto all’alba”

Oggi incontriamo un’autrice che esordisce con un’opera forte e sorprendente. Questo l’incipit: Doria è la protagonista vittima e carnefice: incontra, nella pensione del padre, e si invaghisce di un uomo che non dovrebbe volere, poiché molto più grande di lei e già sposato. Lui porta con sé un bagaglio dentro al quale conoscenza e mistero si alternano con intrigante complicità. Lei è una ragazzina inquieta, dentro alla quale una donna curiosa e desiderosa di scoprirsi sta prendendo forma. Dopo un primo fugace in contro in cui i desideri restano abbottonati dal timore, quando l’anno successivo l’uomo fa ritorno in Liguria, la natura prende il sopravvento e la loro storia prende forma. Doria per accontentarlo si esercita al gioco dell’amore. L’eros è una via, ma il percorso narrativo ha anche altre dimensioni (la trama cela misteri e scoperte con un gusto per l’analisi psicologia).

Chi è Eugènie Gènin? Perché la scelta di uno pseudonimo?
Eugénie non è uno pseudonimo ma un eteronimo. Non è solo un’impalcatura dietro alla quale nascondo la vera facciata del palazzo, ma un palazzo a sé. Eugénie ha una personalità sua, diversa da quella del personaggio che ne muove i fili. Non è un muro che ho alzato per proteggermi, ma un prolungamento di Me che ha preso vita mio malgrado. Perché? Perché Io non ero in grado di fare quello che invece Lei ora sta facendo. C’era dunque per forza bisogno di Lei.

Un’autrice programma incontri e dibattiti, come si fa a promuovere un libro utilizzando un nick name?  Per esempio: eventi, presentazioni, firme delle copie. Come si fa?
Non si fa. Almeno per il momento. Qualche richiesta di dedica c’è stata e là dove è stato possibile farlo mi sono attrezzata affinché il libro, prima di finire nelle mani del lettore o della lettrice, passasse dalle mie; ma ovviamente non è possibile rendere questo itinerario routine. Io però penso anche che una dedica abbia senso quando chi scrive è una celebrità o comunque un personaggio di un certo spessore, cose che io non sono. Non poter fare presentazioni invece è certamente un Handicap importante, soprattutto quando il romanzo è appena uscito ed essere ovunque è determinante; tuttavia è vero anche che il mistero dietro a un personaggio che c’è ma di cui non si sa nulla incuriosisce e avvicina gente e questo è un aspetto che potrebbe compensare l’altro, ma solo il tempo potrà dirlo. Sto comunque studiando un modo per esserci anche senza esserci, vediamo se mi vengono in mente buone idee.

Come immagini i personaggi che racconti?
Quando scrivi un personaggio tratteggi le caratteristiche? Esegui bozzetti? Proietti un’immagine?
I miei personaggi entrano in scena poco per volta… sia nella mia mente, che nello scritto. Non amo decidere a tavolino come saranno e non amo delinearne tutti i tratti. Né fisici, né caratteriali. Li scopro e descrivo man mano che li frequento, proprio come faccio con le persone che entrano nella mia vita. Per quel che riguarda l’aspetto, do pochi riferimenti. Voglio che sia la fantasia del lettore a completare la fisicità dei personaggi che abitano i miei romanzi. Credo che lasciare questo “compito” a loro si utile al fine di permettere alle persone di identificarsi e specchiarsi meglio nella storia che stanno leggendo. È proprio questa, secondo me, la differenza tra il vedere un film e leggere un libro: nel primo caso, gli attori, i luoghi e le azioni sono incatenate alle immagini che scorrono; nel secondo c’è margine per giocare e spostare volti, e situazioni già vissute tra le pagine che si sfogliano.

Come scrivi? Usi un metodo particolare?
Le storie nascono nella mia testa quando cammino. Non importa in quale circostanza, può succedere quando faccio la spesa, o una passeggiata in centro, o semplicemente trotterellando per casa. Vedo o sento qualcosa, magari un ricordo viene a farmi visita e richiama in me il desiderio di metterlo nero su bianco e da lì parte il tutto. Quando succede però, non scrivo subito, lascio maturare l’immagine nella mia testa per un tempo che non è sempre lo stesso, a volte per poche ore, altre per mesi… dipende. È lei, l’immagine, a decidere quando è ora di uscire e quando succede, apro il Pc e inizio a battere forte! Scrivo di getto, senza più pensare. Le mani si muovono ma non è il cervello a guidarle, è la pancia. Vado avanti così fino a quando ne ho, poi mi fermo, torno indietro e inizio a togliere.

Com’è il tuo lettore ideale?
Un lettore curioso, un lettore contadino… nel senso che ha la pazienza di aspettare che la storia germogli dentro di sé. Senza fretta. Un lettore che non presume, legge e basta. Un lettore che si ferma e ragiona su ciò che ha letto. Un lettore che non passa il tempo a chiedersi quanto di ciò che sta leggendo è autobiografico e quanto inventato, non è importante. È più importante sapere quanto della sua vita è tra le righe che scorrono sotto il suo frenetico dito, perché è quello che rende un libro più o meno piacevole, più o meno speciale.

Il germoglio è un tema che ritorna, la terra, la natura primitiva. Perché?
Libri e natura sono legati quanto lo sono gli esseri viventi e le stelle. Come noi, nella notte dei tempi eravamo nebulosa, i libri prima di diventare tali erano alberi; perciò, proprio come quest’ultimi, anche i libri hanno bisogno di tempo per crescere e prendersi il loro spazio nel mondo. Oggi non si ha tempo per nulla, ma è un errore. Una storia ha bisogno di seguire il proprio itinerario evolutivo nelle menti e nei cuori delle persone che le leggono. Ho concepito questo libro con la stessa irruenza di una stella che muore e diventa supernova, ma adesso devo lasciare che l’energia che ho liberato, lungo la sua fuga incontri nuovi detriti e diventi nuova galassia.

Come sei? Sei una persona ironica, irriverente? Sorridi spesso?
Sono una persona strana, metereopatica, senza un vero e proprio filo conduttore. Passo dall’essere la persona più felice del mondo, a quella che non trova pace e vorrebbe sparire dalla faccia della terra nel giro di pochi minuti. Ironica, sì, con gli altri e con me stessa. Stesso discorso per la critica. Critico molto e Mi critico molto. In genere sorrido poco, non perché non mi piaccia ma perché penso che sorrisi, carezze e abbracci siano doni che vanno centellinati affinché il valore intrinseco che li rende speciali non vada perduto. Non sorrido perché, sorrido quando. Quando qualcuno si sforza di capire che non necessariamente dietro a un viso che non sorride ci sia infelicità. Sorrido quando mi getto dentro me stessa e ne esco, dopo qualche ora, con in mano qualche risposta. Sorrido quando incontro degli occhi che cercano qualcosa di più. Perciò sorrido poco, non si incontrano spesso occhi di quel tipo.

Bene, uno sguardo alla biblioteca. C’è qualche classico che ami particolarmente? Un autore che reputi fondamentale? Scegli tre autori.
Un uomo, Oriana Fallaci. L’insostenibile leggerezza dell’essere, Kundera. Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf. Sono questi i tre libri che mi hanno cambiata. Alla fine di ognuna di queste opere, dentro ero una persona diversa e la mia prosa aveva qualcosa di nuovo. Oriana è stato l’incendio che ha ridotto in cenere la mia anima. Kundera il vento che l’ha portata via. Virginia il mare che la accolta. Ci sono ovviamente tante altre opere che sono state importanti per la mia formazione e il mio modo di scrivere, ma di queste tre mi sono rimaste le impronte. Le vedo ma non solo, sento ancora addosso i passi del loro viaggio dentro di me.

In quale luogo leggi?
Leggere è come fare sesso, ogni luogo è un buon luogo per farlo. Io leggo ovunque, ho un libro per ogni stanza della casa. Tengo i romanzi più leggeri, quelli che mi tengano occupata la mente ma nemmeno troppo, in cucina, per quando mi preparo pranzo o cena. Ai romanzi più complicati, invece, spetta la sala e nello specifico il bracciolo del divano. Il bagno è adibito ai saggi, lì la mia concentrazione tocca sempre picchi elevati. È un luogo che mi quieta, una sorta di dimensione parallela dove entrare per dimenticare la frenesia della vita oltre la porta di casa.

Sul comodino quanti libri hai? Cosa stai leggendo?
Sul comodino ho sempre opzioni diverse perché, prima di addormentarmi, mi piace poter scegliere a seconda dell’umore con cui mi corico. In questo momento ci sono quattro libri: Rebus di Andrea Corona. Un autore molto bravo e un po’ matto, della mia stessa casa editrice. Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli. Milena, l’amica di Kafka di Margarete Neumann e la biografia di Morgan.

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