Luisa Sanfelice: Storia di una donna che amò troppo

Inizio la mia galleria di personaggi storici partendo da una donna, il cui nome forse non è oscuro a chi conosce un poco le vicende del regno borbonico, e soprattutto ricorda quello che avvenne quando, nell’epoca napoleonica, sotto l’influsso delle repubbliche giacobine in Italia, i giacobini napoletani, aiutati dalle truppe francesi de generale Champoinnet, proclamarono la Repubblica Partenopea nel gennaio del 1798, e re Ferdinando con la moglie fuggirono a Palermo.
Da Palermo egli intessé la trama che doveva fare cadere la repubblica partenopea per rimettere sul trono lui, il re legittimo.Si trovò impigliata in questa trama una famosa e bella dama napoletana : Luisa Sanfelice. Maria Luisa Fortunata de Molina, figlia di Don Pedro de Molino e di Camilla Salinero, nacque a Napoli il 28 febbraio 1764. Essa divenne, crescendo, una fanciulla di grande bellezza e, appena diciassettenne, sposò il nobile napoletano Andrea Sanfelice, suo cugino. Ma la coppia prese a condurre una vita dissipata,m tanto che a Corte fu deciso di separare i due coniugi per qualche tempo. ( Può sembrare strana a noi questa ingerenza della Corte nelle faccende intime di una famiglia. Forse la cosa si può spiegare col fatto che entrambi erano ammessi a Corte, e la Corte non voleva che essi destassero scandalo con il loro comportamento. )
I due, però, riuscirono ad incontrarsi a Salerno, e Luisa rimase incinta, cosa che indispettì molto i sovrani che videro trasgrediti i loro ordini. Quando, agli inizi del 1799, fu proclamata la Repubblica Partenopea, Re Ferdinando, come già detto, riparò a Palermo, e da lì cercò di riconquistare il regno tramite una congiura guidata dalla famiglia Baccher, banchieri di origine svizzera. Intanto nella capitale del Regno Luisa Sanfelice si dava al bel tempo con i francesi, non perché fosse di sentimenti repubblicani, ma perché ubbidiva alla sua indole di donna bella e giovane, disposta a divertirsi e ad innamorarsi sena troppe distinzioni fra innamorati monarchici e repubblicani. Di lei, tra gli altri, si era perdutamente innamorato Gerardo Baccher che, per proteggerla dalla congiura, le diede un salvacondotto da esibire in caso di pericolo. Ma la Sanfelice, che in quel periodo era innamorata di Ferdinando Ferri, fervente giacobino all’epoca, consegnò il salvacondotto a lui per ogni evenienza. Quest’ultimo, o perché poco innamorato di lei, o perché in lui allora la fede giacobina era superiore ad ogni sentimento, la denunciò.

Così la congiura fu scoperta e i repubblicani ne diedero il merito a Luisa che fu definita “ salvatrice della repubblica e madre della patria, o almeno così scrisse il Monitore Napoletano. A seguito di queste notizie che naturalmente giunsero a Palermo, Ferdinando IV scrisse al Cardinale Ruffo che intanto, a capo dei suoi Sanfedisti che odiavano sia la repubblica, sia i francesi, stava per entrare a Napoli, che egli voleva che la Sanfelice fosse arrestata.

Intanto la repubblica, ormai agli sgoccioli, capitolò ai realisti, re Ferdinando ritornò a Napoli e, non perdonando alla Sanfelice di avere collaborato con i repubblicani, la condannò a morte, sfidando l’opinione pubblica che era contraria a questa condanna. La Sanfelice, allora, tentò un ultimo bluff: disse, appoggiata da alcuni medici compiacenti, di essere incinta, e allora si stabilì di eseguire la sentenza dopo il parto, per evitare di stroncare, oltre alla vita della Sanfelice, quell’altra piccola vita che, a suo dire ( e dei medici) cresceva in lei. Ma il Re, sospettando di quei medici, la fece visitare da altri che obiettivamente smentirono la gravidanza. Allora la Sanfelice, tra il cordoglio e l’indignazione generale, dovuta al fatto che la gente capiva bene che la Sanfelice, in realtà, si interessava poco di politica, e che aveva solo una gran voglia di vivere, fu impiccata nel settembre del 1800.

Luisa Catapano

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