Meglio un tramonto o un mi piace su una foto di tramonto?

Metto un “mi piace” con cura. Offro parole cercando coerenza tra quello che dico e quello che faccio.
Affido le mie emozioni ai tramonti, un po’ meno alle immagini.
Comprendo che Facebook è importante, ma non nascondo i dubbi che mi assalgono quando vedo persone passare ore a inseguire una faccina.
Non mi nascondo dietro un monitor e se qualcuno dice una cavolata faccio di tutto per parlarci guardandolo negli occhi.
Se una persona a cui voglio bene fa il compleanno cerco di chiamarlo, non mando messaggi in chat.
Comprendo che l’epoca che viviamo è difficile, ma penso che l’istinto sia importante e quello mi dice di non fidarmi fino in fondo dei social.
Non giudico mai (o almeno ci provo!) ma non posso postare la mia vita qui.
Ci sarebbero due possibilità:
1 Vi annoierei e andreste avanti
2 Vi annoierei e mi prendereste in giro con 100 mi piace che hanno un peso specifico equivalente a un “Buongiorno” riferito al signore che passa a 2 metri da te e di cui nulla sai.
Voglio dire che è un mondo terribile questo che viviamo, è come se ancora non avessimo preso le misure di questo fantastico e (perdonatemi) strano mondo dei social.
Tutto passa da qui, nulla passa da qui.
Dipende da ciò che vuoi: una serata con amici con un bicchiere di birra rossa alla spina è una fantastica serata.
Un post scritto in bacheca è un post.

Dunque eccomi allora, con i miei dubbi, con le riflessioni e con un sorriso che si sa… non guasta mai.

Gianfranco Natale
© Riproduzione riservata

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