Nel cielo dei sogni rubati, vortice di emozioni in un libro di Antonella Vara

Col fiato sospeso fino alla fine. È così che ci si sente leggendo il libro di Antonella Vara, Nel cielo dei sogni rubati. Sì, perché si ha la sensazione di essere sospesi in un’atmosfera densa di nubi, nell’incertezza di trovarsi sul ciglio di un abisso e nel timore di essere spinti giù per sempre.
Una donna che non si arrende Greta, la protagonista, un personaggio nel quale a volte ci si rispecchia ma che spesso si vorrebbe aiutare. In più passi il lettore desidererebbe scaraventarsi nella narrazione per bloccare quel caratterino, per fermare quella ragazzina che non prende consigli da nessuno, quella giovane donna che fino alla fine avrà il coraggio di fare scelte controcorrente e persino contro il suo stesso benessere.
A fine romanzo Greta è un’amica, una signora matura con la quale si sono condivisi gioie e dolori, una mamma, una nonna, ma soprattutto una donna che ha camminato a testa alta e ha sempre avuto la capacità di rialzarsi dopo numerose cadute. Chi di noi può dirsi senza peccato, chi può vantarsi di una vita senza umiliazioni, rinunce, sofferenze… ma chi può dire a se stesso di aver fatto di tutto pur di raggiungere la propria serenità interiore? Sono sogni rubati quelli di Greta, sono speranze disilluse, obiettivi mancati. Ma mai, mai si percepisce l’intenzione di arrendersi, di lasciarsi andare, di permettere al destino avverso di frenare la cavalcata di un’anima libera e ribelle.
Si vien fuori cambiati da quest’opera, perché le righe di Antonella Vara ci regalano l’ebrezza di una nuova esperienza, e dalle esperienze, si sa, c’è sempre da imparare.

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