Perché l’Italia ha perso i mondiali

Adesso possiamo dirlo: la squadra italiana avrebbe potuto esprimere un gioco più interessante, più dinamico. Abbiamo perso  i mondiali per una gestione disastrosa dell’esperienza stessa. Se è vero come è chiaramente apparso a tutti che all’interno della nazionale italiana covava il seme della disgregazione e della diffidenza non poteva che esserci quest’esito. Subito dopo la partita con l’Uruguay invece di nascondersi i nostri calciatori hanno iniziato ad accampare scuse, ad attaccare i compagni.
Ogni partita è un’esperienza di emozioni e fatica, di dolori e gioie. Un percorso da condividere.
Subito dopo la disfatta con l’Uruguay gli spogliatoi italiani si sono dimostrati un covo di vendette e rancori, di invidie e aggressioni. Nessuna atmosfera di condivisione. Questo l’errore di Prandelli, bravissima persona, ma è arrivato in Brasile con una NON squadra. Con vecchi “senatori” agguerriti che non hanno valuto concedere possibilità ai giovani e con dei giovani senza amore di Patria (fatte le debite eccezioni), nessuna fede per i colori dell’Italia. Erano là per una strategia politica ed economica (che tristezza!).
Italia – Uruguay 0-1
Italia – Costa Rica 0-1
Che delusione!
La bellezza del calcio è la sua immediata esplicitazione. Il calcio è vero perché è semplice. Puoi aggiungere tutte le parole che vuoi, ma alla fine il risultato sta scritto in due numeretti e quelli appena elencati denunciano una situazione calcistica disastrosa. C’è nel sistema-calcio-Italia un blocco da gestire. Un problema grande e non affrontato. E’ il momento.
Dunque cosa fare? Ricominciare, ripartire: lasciare a casa i  senatori, lasciare a casa i giovani viziati, lasciare a casa chi non ha dentro il cuore, lasciare a casa chi non comprende che non ci manca nulla per vincere il mondiale. Sì io penso che avremmo potuto vincere: con un’altra squadra, un altro allenatore, un’altra emozione, con la vera Italia.

© Riproduzione riservata (G. N.)

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