Recensione film “Incompresa” di Asia Argento

Recensione film “Incompresa” di Asia Argento

 

Terzo film da regista per Asia Argento, artista a tutto tondo con un suo personale punto di vista sul cinema e lo dimostra con questo bellissimo “INCOMPRESA”, un film sul mondo dell’adolescenza e dei ragazzini e la loro fame d’amore, appena visto nella sezione “un certain regard” all’ultimo festival di Cannes a maggio dove ha raccolto consensi di critica e pubblico è un film “personale”, “istintivo”, di una leggerezza visiva sorprendente nonostante il tema trattato, drammatico ma con tratti di humour decisi, film sceneggiato dalla stessa Argento e con la scrittrice Barbara Alberti danno al film quel tocco di scioccante soavità drammatica che solo i grandi autori sanno dare, una candida visione dell’età fanciullesca data dalla protagonista Aria, una bravissima Giulia Salerno, che non rimane incastrata in un noir pessimistico ma che invece riesce a donare una immagine quasi di sollievo al racconto, una richiesta d’amore con quel senso di misura e compostezza sinceramente innovativo. Aria è una ragazzina intelligente che vive nella Roma degli anni ’80 con una mamma affermata pianista, nevrotica e trasgressiva, corteggiatissima e incapace di dare amore alla figlia, una fantastica Charlotte Gainsburg, un padre (GABRIEL GARKO) attore pieno di manie e superstizioni, vanitoso e superficiale anche egli distratto verso la figlia, le due sorellastre con cui praticamente non si relaziona; è la storia di una famiglia sfasciata dove ognuno pensa a sé, genitori presi dai loro egoismi, coinvolti in faccende di droghe e quant’altro, sono incapaci di dare attenzioni alla piccola Aria; la ragazzina si ritrova così in una solitudine senza rimedio, sballottata da una casa all’altra, priva di punti di riferimento, si ritrova spesso a vagare sola per la città con un gatto nero, suo fedele amico, e uno zaino più grande di lei pieno della sua disperazione nascosta, prova così a sopravvivere in questa situazione limite aggrappandosi ad un mondo tutto suo immaginario, onirico, pieno della sua fantasia e desideri, ma la sua voglia d’amore reale ha il sopravvento e la solitudine la porta al gesto estremo fino all’ultimo immaginandosi la vicinanza dei suoi genitori, una realtà onirica portata al culmine. Il film crudo e bellissimo vive di quella struggente tristezza che lo rende un classico vintage, un qualcosa di “diverso” nella sua drammaticità. Bravissimi e volutamente eccessivi Gabriel Garko e Charlotte Gainsburg.

DANIELA MEROLA

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Daniela Merola

Un saluto a tutti, sono Daniela Merola, scrittrice, blogger, giornalista e il mio sentiero è sempre stato "il coraggio delle proprie idee".

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