Quando i politici fanno la cresta sullo stipendio delle maestre

Gli insegnati in questi anni hanno dimostrato di essere una delle poche “funzioni vitali di sistema”.
La scuola italiana nonostante i tagli e le riforme che miravano a privilegiare il privato rispetto al pubblico, ha dimostrato di esistere, di funzionare e di essere uno dei pochi sostegni a un welfare ormai smantellato.
Uso una connessione impropria (welfare e scuola) perché in numerose aree del paese prive di strutture sociali le scuole rappresentano l’unica (l’ultima) oasi di benessere sociale.

In questi anni di tagli sfrenati e a volte stupidi la scuola incredibilmente ha retto. Come ringraziamo la scuola e gli insegnati? Tagliando lo stipendio? Sì, basta? No, li ringraziamo dicendo che il misero aumento concesso dopo anni di assordanti silenzi non andava più bene: insegnate che guadagni 1350 Euro al mese, restituisci subito i 70 Euro di aumento!

Facciamo un “gioco”, diciamo di sì a questa richiesta, ma facciamo in modo che i nostri politici restituiscano il mal tolto.
Tutti coloro che sono stai nominati deputati o senatori ricevano un bel controllo fiscale.  Ci spieghino le tenute e le ville, le piscine e i benefit. Chi lo ha detto che non si possa fare una legge semplice semplice del tipo: tutti i politi che hanno conti correnti milionari (o ville o barche o tenute o aziende) dovranno giustificare la provenienza del patrimonio e se non ci riescono si faccia un’indagine patrimoniale accurata ( e accada quel che deve accadere).
Vi rendete conto che dramma viviamo? Questi per mantenersi l’auto blu si rifanno sul pensionato e sull’insegnante? Non è giusto.
Quando un governo pensa di rifare i conti non tagliandosi le proprie prebende lucrose e peccaminose, ma infierendo sugli insegnanti non fa altro che dimostrare di non essere all’altezza del compito che la storia gli ha consegnato. Come possono questi politici salvare l’Italia?

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