Recensione di “La Candela” di Vittorio Farina

“La candela” di Vittorio Farina trovo che sia un libro molto educativo e fortemente stimolante dal punto di vista filosofico, poiché porta a riflettere in profondità sulla natura dell’uomo, sulla sua capacità di riconoscere il male, di compierlo e poi di pentirsene amaramente, al punto di arrivare a distruggere se stesso in un atroce tormento.
Il tema del male nella natura umana, del resto, è una questione su cui sempre alta dovrebbe essere mantenuta la riflessione. In realtà, forse l’ultima trattazione importante, che ha lasciato un’impronta universale, risale agli anni 60 con Hanna Arendt, la quale cerco’ di esplorare l’anima dei nazisti e di spiegarsi la banalità con cui essi furono capaci di compiere terribili crimini contro l’umanità.
Il libro di Farina è un’opera di narrativa, articolata in capitoli, ognuno dei quali ci racconta la storia di una persona come tante e del suo travaglio interiore. Tutte le storie hanno in comune il compiersi di un gesto simbolico molto semplice come l’accendere una candela in Chiesa, gesto dietro cui spesso si nasconde una preghiera disperata e l’invocazione del perdono a Dio. Per tutti loro questo gesto rappresenta l’unica speranza per liberarsi dal senso di colpa che come un veleno mortifero si e’ diffuso e tormenta la loro anima.
C’e’ l’”Inferno” di Dante in queste pagine, nella descrizione della carne che degenera, del corpo del pentito che si deturpa orribilmente, del dolore fisico che accompagna il dolore morale di chi sa di aver compiuto il male. Ma, personalmente, ci vedo anche il Dickens di “Christmas carol” con le sue atmosfere grottesche e il racconto del progressivo smarrimento del protagonista fino alla perdita totale della pace interiore e l’innescarsi di un disperato desiderio di redenzione.
Lo stile dell’autore è un altro punto di forza di quest’opera, poichè riesce a rapire il cuore del lettore con l’uso di metafore e descrizioni poetiche che arricchiscono il testo di atmosfere suggestive e commoventi.
L’epilogo di queste storie in alcuni casi è agghiacciante perché conduce il protagonista all’ultima delle possibilità per placare il dolore, la morte. Alcune storie, invece, si concludono con un messaggio di speranza e con l’intravedersi di un percorso di rinascita del peccatore. Certo, tendenzialmente, l’uno o l’altro scenario sono condizionati dalla gravità del fatto commesso, ma non è detto, perché determinante è anche la sensibilità del soggetto, l’educazione ricevuta e l’idea che esso vorrebbe avere di se stesso. Alcune persone non sono capaci di perdonarsi, anche quando il male commesso non è stato intenzionale ma il frutto del caso o della piega “storta” presa dagli avvenimenti. A loro in particolare va la nostra pietà e quella dell’autore.
Insomma questo libro e’ per tutti, anche se mi piacerebbe che fosse preso in mano innanzitutto dalle nuove generazioni, a cui, ahime’, non abbiamo dato ultimamente motivi convincenti per non compiere il male. Proviamo a farle riflettere con questo bellissimo libro!

Ilaria Paradisi

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