Recensione di “Lucrezia” di Rosangela Gioetto

Se partiamo dalla definizione di usura come il reato di chi, approfittando dell’estrema necessità di denaro di un altro individuo, presta soldi ad interessi maggiori di quelli consentiti dalla legge, è chiaro dove sta l’implicazione morale di questa pratica odiosa. Quando poi si aggiungono i metodi malavitosi per il recupero dei crediti, (come purtroppo quasi sempre succede), e allora quando non si arriva all’ omicidionel migliore dei casi si condanna la vittima ad una lunga agonia e schiavitù, l’usura diventa una vera e propria attività criminale. Ma la questione morale forse meno affrontata proprio perché molto piu’ complicata da sciogliere, è quella della responsabilità in solido, quando a conoscenza della cosa, dei familiari degli usurai. Qual è il comportamento che la morale comune si aspetta da loro? Ammesso che si dichiarino all’oscuro di tutto , si può essere completamente ignari della provenienza delle risorse economiche della propria famiglia? È possibile che, qualora si goda di una disponibilità economica superiore a quella che ci si aspetterebbe di godere rispetto alla situazione lavorativa dei propri cari, non si sospetti l’esistenza di affari poco legali? E qualora lo si sospetti quanto è psicologicamente naturale che si tenti di rimuovere il problema e si arrivi a reprimere l’istinto di indagare? Infine, qualora si conoscesse la verità anche nei particolari più incresciosi, davvero ci si aspetta che si riesca a denunciare una persona cara?
È vero che il diritto ha meno dubbi in merito, perché molto piu’ pragmaticamente, stabilisce la colpevolezza dei familiari compiacenti allorché non dimostrino , in modo convincente, la loro reale estraneità all’attività criminale portata avanti dal familiare. Ma del resto si sa la legge deve necessariamente fare leva sulla coscienza civica degli individui e scoraggiare qualsiasi atteggiamento passivo di fronte alla conoscenza di un reato. Ma l’opinione pubblica, la comunità di appartenenza come deve ritenere la famiglia di un usuraio: colpevole o anch’essa vittima? Personalmente protendo verso l’attribuzione di stato di vittime, sempre che naturalmente non emerga la loro consapevolezza circa la presenza di reati maggiori, come la violenza fisica e l’ omicidio. Forse, fatte tutte le valutazioni del caso, l’opinione pubblica dovrebbe provare a tendere la mano a chi si è trovato nello sfortunato caso di doversi porre il problema morale di denunciare i propri cari ma poi abbiamo scelto di non essere un eroe. Questo è il tema importante di “Lucrezia”, questo bel libro di Rosangela Gioetto il quale è tratto da una storia realmente accaduta. Vi invito a leggerlo perché porta ad una bella riflessione su un problema sociale molto più diffuso di quello che si pensi, dato che tanta parte del fenomeno rimane sommerso. Insomma Lucrezia è un bel romanzo di educazione civica per tutti. Buona lettura!

Ilaria Paradisi

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