Recensione di “Sara storia di una mula” di Vincenza Cacciatore

E’ con piacere che vi parlo di “Sara storia di una mula” di Vincenza Cacciatore. Mula nel dialetto palermitano significa figlia adottiva, e infatti, quella di Sara e’ una difficile storia di legami familari e affettivi. La vita emotiva di questa donna sarà segnata fin da piccola dal rapporto prima con la madre biologica e poi in seguito con le madri putative.
La Sicilia è la terra dei legami familiari forti, la terra dove spesso l’influenza della genitrice prevale su tutte le altre. Essa stessa è percepita come madre indimenticabile e indimenticata per i suoi figli lontani in cerca di una vita lavorativa migliore.
L’antropologo svizzero Johann Jacob Bachofen sosteneva l’esistenza di uno stadio arcaico della storia della civiltà mediterranea in cui il principio femminile regnava sovrano.
Questa ginecocrazia, rovesciata in seguito dal principio patriarcale ellennico, secondo me, sussiste in modo sapiente e discreto, evitando qualsiasi evidenza, ancora oggi. L’autrice stessa, parlando del rifiuto da parte della madre adottiva di Sara delle convenzioni sociali del tempo, prima fra tutte quella di manifestare le sue opinioni in pubblico, esprime il concetto che la sottomissione della donna nelle famiglie siciliane era solo apparente. Perché in fondo la società siciliana e’ sempre stata una società matriarcale, dove la donna ha il ruolo più importante nella famiglia. E in una società in cui il ruolo materno ha un peso così grande nella vita emotiva, capiremo perche’ una donna come Sara, che per la sua sfortunata provenienza sociale di madri ne avute più di una, sia stata così poco padrona della sua vita. Un’ impronta forte le ha lasciato la madre biologica, che si e’ occupata di lei nei primi anni della sua vita, e che poi per la difficolta’ economica di garantirle il sostentamento, ha deciso di affidarla ad un orfanotrofio. Con la madre adottiva, della cui spiccata personalità ho gia’ dato un accenno, il rapporto e’ stato molto forte. Basta leggere questi brevi versi significativi che Sara scrive per lei: “Il tuo ventre è vuoto/ vuoto il grembo/che non ha partorito/pieno il senso che hai di te/ ricca la vita che mi hai regalato.
Sara nutriva una profonda ammirazione per questa donna forte e anticonformista e una grande gratitudine per averla amata più di tutto, anche se dentro di se’ ha sentito sempre vivo il ricordo e l’influsso del sangue che le ha dato la vita. C’è poi una terza madre, che farà valere il suo potere ma ahimè senza amore: la suocera. Questa “matrigna” cattiva e dispotica, la privera’ della possibilità più bella, quella di svolgere a sua volta il ruolo di madre e in questo modo di affrancarsi finalmente dal ruolo di figlia. E forse il motivo per cui Sara si arrendera’ va ricercato proprio nel suo ingombrante passato di mula. Vi consiglio questa storia che tocca il cuore! Buona lettura a tutti.

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Un pensiero riguardo “Recensione di “Sara storia di una mula” di Vincenza Cacciatore

  • 7 Giugno 2016 in 1:17 pm
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    Bellissimo, avvincente per niente noioso. Quando inizi non vedi l’ora di finirlo, scritto benissimo con una storia che scatena diverse emozioni, bravissima l’autrice.

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