Recensione film: “Il ponte delle spie”

“L’OCCHIO CINEFILO- BUIO IN SALA”:

FILM “IL PONTE DELLE SPIE”        dal 17 dicembre 2015 al cinema.

 

E’ la quarta collaborazione tra i due giganti del cinema mondiale il regista Steven Spielberg e l’attore Tom Hanks, questo “il ponte delle spie”, un thriller spionistico dove il regista vola alto e l’attore giganteggia nel suo ruolo. Esiste davvero “il ponte delle spie” e si trova a Berlino e il suo nome è “glienicher brucke” ed è un ponte scenario negli anni ‘50/’60, in piena guerra fredda tra Usa e Urss, di scambi di diversi prigionieri. Il primo di questi scambi avvenne nel 1962 e vide come protagonisti il colonnello russo Rudolf Abel e il pilota americano Francis Gary Powers che era stato abbattuto nel 1960 e fatto prigioniero dai russi. A negoziare lo scambio ci fu un rigoroso avvocato di Brooklyn, James Donovan. Il film quindi è tratto da una storia vera ed è stato scritto dai fratelli Coen insieme con Matt Charman; un thriller storico e di spionaggio che mette in evidenza il dramma interiore di un uomo dal grande senso etico quale era l’avvocato Donovan, messo a dura prova da una impresa impossibile. “Il ponte delle spie” è un viaggio nella storia e quindi anche nella storia del cinema grazie all’accoppiata vincente Spielberg /Hanks, un film con uno stile teso e una presa narrativa intensa per raccontare al meglio questo cruciale episodio della guerra fredda. Tom Hanks che impersona l’avvocato James Donovan e Mark Rylance nel ruolo della spia russa Rudolf Abel sono grandissimi nell’interpretare l’uno l’avvocato ipergarantista, l’altro la spia russa che ha il solo desiderio di ritornare nel suo paese. Le sequenze di suspense sono da manuale, tra cui spiccano quelle dell’incipit e del finale e si alternano ai dialoghi serrati; la scenografia, la fotografia e la musica non fanno da cornice ma partecipano attivamente alla trama e ne accentuano il senso di smarrimento e desiderio di non andare oltre nella guerra fredda che è il messaggio del film poi. “Il ponte delle spie” è da vedere perché il livello drammatico resta alto per tutta la durata del film senza perdere colpi nel groviglio della storia. E’ un film avvincente perché sa rimarcare senza farlo pesare il dibattito di un equilibrio precario come è quello che serve a far convivere un mondo libero tra sicurezza e garanzie civili. Ogni riferimento alla realtà attuale mondiale non è puramente casuale.

DANIELA MEROLA

 

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Daniela Merola

Un saluto a tutti, sono Daniela Merola, scrittrice, blogger, giornalista e il mio sentiero è sempre stato "il coraggio delle proprie idee".

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