Recensione “Le farfalle volano anche di notte” di Alberto Prandi

Il nostro è un mondo caotico, in cui l’essere umano si trascina a fatica, combatte contro mostri e chimere generate da invidia, egoismo, ipocrisia e superficialità e tende a dimenticare ciò che è davvero importante.
Avremmo bisogno di tornare a sognare davvero, di ritrovare il piacere delle piccole cose e della vera serenità, che non è data dal benessere materiale e certezze economiche, ma da ben altri valori che ci stiamo lasciando alle spalle in maniera indecorosa.
Grazie alla poesia possiamo ritrovare il senso di tutte le cose. Tutti siamo in grado di diventare poeti, è un dono che abbiamo ricevuto da Dio.
Lasciamoci prendere per mano da Alberto Prandi e seguiamo le sue “Farfalle che volano anche di notte”, che ci guidano alla riscoperta del mondo.

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Le farfalle volano anche di notte
di Alberto Prandi
ISBN: 978-88-9375-792-8
Formato: Rilegato
Genere: Poesie
Collana: Karme
Anno: 2018
Pagine: 98
Disponibile anche in formato e-book

Approfondimenti sull’autore e sul Libro.
Secondo Alberto Prandi, dentro ciascun essere umano c’è una sorta di stanza in cui ogni individuo custodisce ricordi, sensazioni, esperienze ed emozioni a esse connesse: è un luogo recondito, radicato nelle profondità dell’anima, dove tutto viene immagazzinato alla rinfusa e ogni dettaglio è come la tessera di un mosaico che attende di essere rimesso in ordine per dar vita a un insieme complesso, che non è altro che il prodotto stesso della sua essenza.
In questo delicato processo di riesame e riscoperta del proprio io, la poesia ci viene in aiuto quale strumento nobile e perfetto, attraverso cui un poeta riesce a trovare le parole giuste per sintetizzare in pochi versi un intero universo fatto di vite, concetti e pensieri profondi, andando oltre i limiti di ciò che la realtà oggettiva ci impone.
La poesia apre la mente, dispiega le ali della fantasia, nel volare è leggera e al contempo elegante come una farfalla. Ed è proprio così che possiamo immaginare le liriche dell’autore, come creature quasi eteree, capaci di ammaliare con i loro toni talvolta soavi e sfuggenti, altre volte appassionati e struggenti. Esse si librano di notte, perché quello è il momento più magico della giornata, in cui la mente e il cuore si aprono all’infinito e si lasciano ispirare.
“Sono loro che mi svegliano col battito d’ali più o meno alle tre del mattino”, precisa Prandi.

Dopo “Il viaggio dell’anima persa”, l’autore torna con una nuova raccolta di componimenti in cui, con il suo stile peculiare, illustra momenti di vita vissuta e condivide ricordi, confessioni e illusioni che si traducono in versi liberi da ogni vincolo e regola metrica, che tuttavia non disdegnando il piacere di concedersi qualche rima.
Volteggiando silenziosamente tra le sue parole, ci ritroviamo a sbirciare nelle esistenze altrui, spostandoci da una storia all’altra, diventando spettatori partecipi di segreti e memorie che l’autore ha deciso di riportare alla luce e di condividerle con il resto del mondo, affinché siano testimonianze preziose con cui arricchire l’intelletto e lo spirito e che ci spingano ad avvicinarci all’amore universale.

“Coi pugni chiusi nel buio della notte
vuota e persa, intrisa di rabbia
deserto del Sonora,
bruciata l’anima, e la pelle con le botte
piaghe che non nascondi,
umiliazioni severe
affiorar guerra senza Re e tante lotte”
Così conosciamo l’affanno e la sofferenza di Angela, che condivide lo stesso destino di molte donne e madri, che spesso sono vittime di abusi domestici e sopportano con pazienza ogni genere di umiliazione, privazione e tortura inflitta da coloro che dovrebbero proteggerle, tutto per amore dei figli, animate da una speranza che non si spegne nemmeno davanti al dolore e alla povertà.

Lungo il percorso scandito dalle sue liriche, ci imbattiamo in personaggi affascinanti e misteriosi, anime pallide e trasparenti che arrancano simili a ombre, come nell’intensa “Storia di Nadia”, i cui versi ci raccontano una storia fatta di paura, smarrimento e dolore generati dall’anoressia.
“Un canto muto mi colse improvviso,

l’ombra silenziosa di un sole freddo nell’infinito,
scorrer un cielo grigio,
che inciso mostrar lì nascosta,
l’ombra scura maledetta, l’avviso…
lo stupore… smarrimento”.

Nelle poesie di Prandi, la figura della donna è tra le più ricorrenti ed emerge in tutta la sua sensibilità. In qualunque veste o ruolo vengano rappresentata, le donne diventano un simbolo di forza e purezza, poiché costrette a sopravvivere tra mille limitazioni e imposizioni di una società che non offre alcun aiuto né riconoscimento, si donano senza riserve e riescono a impartire grandi lezioni di umiltà anche quando si ritrovano a fronteggiare un grande nemico come il cancro, come leggiamo nei versi dedicati alla “Chemio di Marina e Matilde”.
“Dio,
ho bruciato l’anima, è co ro a,
l’acido ha tolto ogni impurità
è piaga ormai, carne viva nella carne,
brucia la carità,
è ferita cupa, come la solitudine che ho trascorso
generatrice di dolore e velleità”.
Pur vacillando per le piaghe del corpo, il loro spirito torna a rafforzarsi nella speranza della preghiera:
“pregherò per nuova grazia,
e il mio vocio ai serafini… indicar la vita che m’attende,
l’empireo dia dignità al mio misero corpo
che è sfinito di preghiera”.

La femminilità è insita anche nei luoghi, nelle città lontane e ricche di fascino, storia, cultura, tradizioni e spiritualità, che l’autore descrive come fossero antiche guerriere, ormai stanche, assopite e quasi dimenticate dall’indifferenza moderna.
“e ti proteggi entro un abbraccio,
come donna paurosa a mostrar turbata il corpo
che con timor si spoglia, per volere di Dio,
mutando i confin dell’occhio nell’infinito
regalando immaginaria vision d’un cor antico.”

Si tratta delle stesse terre che un tempo furono calpestate da popoli fieri e che adesso giacciono in uno stato di trascuratezza e abbandono, ma che nonostante tutto continuano a vivere orgogliosamente per lasciarsi ammirare da turisti che, come in pellegrinaggio, si recano ad ammirarle rendendo loro omaggio.
“Civita vivi con orgoglio per le moltitudini di curiosi
che ancora avran fortuna di vederti con ambizione”.

Ogni strofa è espressione di una grande passione, che ci spinge a interrogarci sull’inconsistenza delle nostre convinzioni, a rivedere le nostre certezze e a riflettere sulle preghiere e le speranze che doniamo a un Dio che sembra sordo, ma che forse siamo noi a ignorare.
Questa distanza incolmabile tra noi e un’entità superiore che sfugge alla nostra comprensione e al nostro controllo è ciò che genera quell’inspiegabile senso si abbandono e solitudine che ci tormenta l’anima:
“…or son disperso come una nave senza meta e timone,
ho percorso ogni via nella solitudine dei folletti, il mio…
l’appassito cammino di un viandante sperduto”.
Eppure, nonostante la tristezza e la malinconia di cui è intrisa la sua poesia, Prandi riesce poi a stupirsi con lo stesso incanto di un fanciullo che si sorprende nel guardare le mongolfiere:
“È l’alba, il cielo terso, l’aria tiepida,
il via al grande spettacolo che nell’etere
vedrà danzar areostati giganti colorati… la sfida.”
Ciò come a dimostrazione che, dopotutto, il nostro è un animo sensibile. I nostri sensi sono offuscati, ma non siamo ancora del tutto indifferenti di fronte alle sofferenze altrui. Se risvegliati dalle tenebre dell’egoismo, siamo ancora capaci di provare empatia, di soffre, tremare, vibrare.

Il cuore è al centro di ogni cosa, da lì si irradiano le vie del mondo e l’Amore è visto e vissuto come unica via e chiave di lettura. Esso rappresenta un altro tema ricorrente, che predomina su tutto e tutti, in ogni sua forma e potenza espressiva: amicizia, passione, nascita, sofferenza, vita e morte.
Esso talvolta assume i connotati di un volto amato, di una mamma che si appresta a lasciare il mondo con la consapevolezza di aver dato tutto ciò che aveva, di un bambino che si affaccia alla vita tra le braccia della sua genitrice, di una dolce amica. Altre volte incarna il rimpianto di un marito che sogna di regalare una pepita d’oro alla sua sposa, sedotta da promesse per poi trovarsi a pagare il peso della miseria:
“Non piangere sposa mia il deserto bianco finirà
sotto troverò la pepita d oro,
ti porterò a ballare la musica dell’amore, e nuova luce sarà”.

La poesia stessa è amore.
A noi non resta che cogliere l’invito a incamminarci attraverso i suoi versi, in un sentiero che si sviluppa tra i ricordi di personaggi, viaggi e storie che ci spingono a riflettere su ciò che siamo e la direzione verso cui ci stiamo muovendo, per proiettarci verso l’infinito.
“Luminescenze lontane che inglobano
vite perse che con gli occhi cercano
d’oltrepassare l’universo
respiro d’amore,
un gioco che i cherubini faran al tramonto,
per far spegnere il sole,
al mattino accenderan l’incanto di luce,
vita ardente per ogni essere vivente”.

 

Da sempre appassionato di Dante Alighieri e della filosofia greca, Alberto Prandi dedica parte del suo tempo alla rilettura dei classici e a riscoprire in generale la letteratura italiana. Ha molti amici che ama, ed è generosamente ricambiato. Il resto sarà tutto da scrivere, ma ciò che a lui importa è arrivare sereno alla meta. Ha scritto un libro dedicato all’amore, perché la poesia è amore, non solo inteso come tradizionalmente lo pensiamo, ma in senso generale, verso ogni cosa di cui è composto l’universo; ci sono le persone che lo hanno motivato per la loro storia, i luoghi per il loro incanto, situazioni che si sono intrecciate con la sua vita, passata e presente. Sue opere sono state pubblicate all’interno delle antologie della Casa Editrice Kimerik Unione Mondiale dei Poeti, Kiamarsi – Catalogo degli Autori Italiani, Amore e Psiche, Poeti Italiani 2018, Vento a Tindari, Granelli di parole. Il viaggio dell’anima persa è risultato finalista al Concorso di Poesia e Narrativa “Shelley e Byron”, e alla 9° edizione del Premio letterario “Parole dell’anima”, 2018. Le farfalle volano anche di notte ha vinto il Premio Nazionale Leandro Polverini, 2018. Scrivere, per Alberto Prandi, è fermare il tempo, ricordando il passato e vivendo gli attimi del quotidiano che scorre. Ha già detto che il futuro non esiste, perché si vive un presente imperfetto, ogni momento trascorso diventa passato e ogni attimo vissuto è il presente. Scrivere dunque rappresenta un ricordo di emozioni che vogliono essere rievocate nel momento stesso in cui il libro verrà letto, poiché leggendo un’opera di poesie, ogni volta si rivive quell’emozione che così si materializza di nuovo nel presente. Anche i fatti di vita che accadono nel mondo e che in particolare suscitano e muovono la sensibilità interiore dell’autore li traduce in modo tale che questi siano sempre in primo piano, per cui saranno vividi nel cuore e nella mente di chi legge. Descrive ciò che lo circonda in forma poetica, sintetizzando i concetti, quel che scrive è generalmente frutto di considerazioni personali spesso attinenti a valori umani imprescindibili che per lui sono di primaria importanza.

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