Recensione “Nell’abisso” di Salvina Alba

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Nell’abisso 
di Salvina Alba
ISBN: 978-88-6096-612-4
Formato: Rilegato
Genere: Narrativa
Anno: 2010
Pagine: 162

Approfondimenti sull’autore e sul Libro. 
Lorenzo Rigoni lavora in un’azienda in cui si occupa del coordinamento di progetti di diagnostica medica. Si rifugia anima e corpo nel suo lavoro, anche nei giorni di riposo: è il suo modo per ottundere i sensi, entrare in una sorta di dimensione parallela distaccata dal mondo e da se stesso, che gli fa perdere la cognizione del tempo e dimenticare ogni cosa. È sempre stato un uomo egoista che ha anteposto i propri interessi, i bisogni personali e l’impiego davanti a tutto il resto, ma adesso lavorare è l’unico modo che ha per tenere la mente occupata il più a lungo possibile, l’unica via di fuga dai tremendi ricordi che martellano la sua mente e tormentano la sua coscienza sin da quell’assolata mattina estiva di quattro anni prima, quando la sua vita e quella della moglie Luisa sono andate in pezzi.
Quante volte abbiamo sentito al telegiornale la notizia di un bambino o una bambina morti perché uno dei due genitori li ha dimenticati in auto, magari proprio in una torrida mattinata d’estate? Quanti hanno rabbrividito pensando “Come si può dimenticare il proprio figlio in macchina?”
È un’eventualità che nessun padre o madre vorrebbe mai considerare, eppure nella frenetica e stressante società moderna, dove tutti siamo assorbiti da mille preoccupazioni e impegnati a rincorrere la carriera e la realizzazione personale, distratti dalla competizione e dagli indici di rendimento, senza concederci il tempo necessario per fermarci a riflettere su ciò che stiamo facendo, incidenti di questo tipo accadono sempre più spesso e nessuno può immaginare l’inferno in cui precipitano le famiglie.
E poi? Cosa accade a chi rimane? Come si può sopravvivere alla morte di un figlio?
Non è difficile immaginare lo scambio di accuse e recriminazioni scambiate tra i due genitori, il devastante rimorso e il senso di colpa che divora il coniuge che si è reso colpevole della fatale dimenticanza, l’accusa perenne letta negli occhi degli altri familiari, dei conoscenti e persino degli sconosciuti che con i loro sguardi domanderanno: “Come hai potuto?”
Questo è ciò che Lorenzo vive in segreto: quella mattina toccava a lui accompagnare il figlio Mauro all’asilo, mentre la madre avrebbe sbrigato alcune commissioni prima di partire in vacanza al mare. Per una volta Luisa aveva affidato a lui quel semplice incarico, doveva effettuare una sosta veloce prima di recarsi in ufficio. Bastò un attimo, una stupida distrazione, per cancellare dalla sua mente la presenza del bambino e far accadere l’irreparabile. Dopo la morte del piccolo, la separazione dalla moglie fu inevitabile. Prima di perdere anche il lavoro accettò la proposta di un trasferimento a Milano.
Qu ha tentato di ricostruirsi una parvenza di vita insieme a Giulia. Ma la sua non è un’esistenza normale. Si trascina a fatica interpretando un ruolo, indossando una maschera d’indifferenza e simulando emozioni che non gli appartengono più da molto tempo. Vivendo nella finzione non riesce più a percepire come spontanei e sinceri i gesti d’affetto delle persone che lo circondano. Non riesce più a trovare un senso nelle relazioni e convenzioni umane. Dietro i suoi falsi sorrisi si cela una sofferenza che lo logora continuamente e lo rende suscettibile e irritabile: “In me si annida una rabbia profonda”.
Se costretto a partecipare a una cena in cui sono presenti altri invitati preferisce mimetizzarsi tra la folla, evitare conversazioni in cui si sente costretto a subire “forzati sorrisi di circostanza”.
È anche per questo motivo che ha accettato il trasferimento: “non ho un solo amico in questa città fredda, non ne voglio. Ad un amico devi aprire il cuore, devi mostrare ciò che celi a chiunque altro”.
Esporre sotto gli occhi di tutti i demoni che si porta dentro è l’ultima cosa di cui ha bisogno.
Ci pensa già la mente a tormentarlo ogni singolo giorno, ricordandogli tutte le occasioni in cui avrebbe potuto godere della presenza di Mauro, fargli il bagnetto, giocare con lui e tenerlo sulle ginocchia, e che invece si è perso, preferendo delegare alla moglie la cura del piccolo. La sua è una condanna auto-inflitta dal suo inconscio, che lo costringe a ripensare a a Luisa, alla quale aveva promesso l’amore eterno, e a tutti i momenti preziosi dati per scontati e che anzi, in diversi casi, gli avevano persino procurato qualche noia, perché lui, troppo egoista, pensava unicamente alla sua comodità anziché godersi il bene più prezioso che aveva.
Resistere agli attacchi della memoria, simulare e fingere sono le uniche armi che ha per proteggersi dal mondo: “Continuo a sorridere a tutti, è sufficiente per rassicurarli, nessuno bada più a me”.
Ogni domanda sul suo passato viene interpretata come un’aggressione che minaccia di far crollare la sua maschera e quel muro di mezze verità e giustificazioni che ha innalzato come scudo: “mi accorgo in questo istante di quanto sia facile mentire. Il problema è tenere in piedi le proprie menzogne senza cadere in contraddizione”.
Tuttavia il passato non può essere semplicemente seppellito dal lavoro, dall’alcool o da altre distrazioni.
Non si può simulare una normalità che non c’è. Non serve a nulla chiudersi in se stessi e sperare che il dolore possa sparire da solo. Se non affrontati, i problemi andranno a sommarsi e ingigantirsi, finché il castello di bugie eretto con tanta cura non crollerà sul malcapitato, come una nuova catastrofe.
È quello che accade a Lorenzo, che durante una di quelle giornate in cui i pensieri negativi lo torturano più del solito, annebbiato dall’alcool e ulteriormente stressato da un battibecco che ha con Giulia, investe una persona, entrando in un altro incubo.
Salvina Alba scrive di un argomento estremamente delicato e ancora tristemente attuale con grande sensibilità e naturalezza.
Il suo stile semplice e maturo rende la lettura scorrevole, accompagna il lettore all’interno delle pagine, al fianco del protagonista, suscitando nell’animo empatia, compassione, pena.
Con questo romanzo l’autrice scava nei meandri dell’animo umano e analizza in profondità le dinamiche che riguardano la famiglia, i rapporti di coppia, il lutto, il senso di colpa, facendoci riflettere su quanto sia inappropriato giudicare il dolore altrui e cercare a tutti i costi un colpevole da accusare, perché qualunque cosa accada ognuno deve dare conto alla propria coscienza, che non perdona mai.

Salvina Alba è nata nel 1961 a Villarosa (En). È laureata in lingue e letterature straniere e insegna nell’I.T.C. “Duca d’Aosta” di Enna. Con un racconto breve, intitolato “Un ramo spezzato”, ha vinto nel 2005 il primo premio della sezione narrativa del concorso letterario “Dacia Maraini” di Calascibetta. Ha pubblicato “Più grandi illusioni” (Kimerik), 2006 e “I segreti di Floriania” (Città aperta di Troina), 2007. Con il romanzo “I segreti di Floriania” ha vinto nel 2007 il 1° premio del concorso letterario nazionale “G. Perrone” di S. Donato di Lecce, e nel 2008 il 1° premio del concorso nazionale letteratura per ragazzi “Mariele Ventre” di Sasso di Castalda (Pz).

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