Recensione “Salvami!” di Alessandro Severi

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Salvami!
di Alessandro Severi
ISBN: 978-88-9375-542-9
Formato: Rilegato
Genere: Narrativa
Collana: Kimera
Anno: 2018
Pagine: 240
Disponibile anche in formato e-book

Approfondimenti sull’autore e sul Libro.
Alessandro Riva è un ventenne come tanti altri, che si divide tra noiose lezioni di scienze politiche all’università e una costante ricerca d’evasione e appagamento immediato. Come buona parte dei giovani che appartengono alla nuova generazione, infatti, è perennemente scontento delle sue giornate monotone, preferisce intrattenere relazioni superficiali con tutte le ragazze con cui va a letto e pensare alla prossima uscita con gli amici all’insegna del divertimento, piuttosto che impegnarsi in legami che richiedono maggiore serietà, responsabilità e attenzione verso il prossimo.
Durante l’ennesima mattinata trascorsa tra l’università e il letto di una compagna di corso, riceve una chiamata dal numero di telefono del fratello minore Matteo, che lui ignora con noncuranza, così come fa con le successive telefonate dei suoi genitori. Una volta arrivato davanti al portone di casa, però, viene raggiunto da una pattuglia dei carabinieri, che lo fanno salire in auto per condurlo al San Raffaele di Milano, senza fornirgli altre spiegazioni. Per tutto il tragitto, il suo unico pensiero è il fastidio procuratogli dall’inspiegabile interruzione dei suoi programmi per la serata e l’opinione errata che potrebbero farsi le tipe in strada nel vederlo seduto in un’auto delle forze dell’ordine.
Giunto sul luogo, apprende che suo fratello Matteo è stato assassinato. Un contadino lo aveva trovato in fin di vita in un campo a Carnusco sul Naviglio e nonostante avesse contattato immediatamente i soccorsi, il giovane è deceduto poco dopo a causa delle lesioni che, dai primi rilevamenti, pare siano state inferte da almeno due aggressori. Nel corridoio dell’ospedale ci sono anche i suoi genitori e la sorella, tutti con gli sguardi assenti, i visi pallidi e stravolti. Quando vede il corpo del fratello stenta a riconoscerlo.
Nel corso dell’interrogatorio condotto dal procuratore a capo delle indagini, Alessandro si rende conto di non sapere nulla del fratello. A parte il legame di sangue, per lui Matteo era un perfetto estraneo col quale per alcuni anni ha condiviso lo stesso tetto. Non conosceva le sue frequentazioni né i suoi interessi. Si è semplicemente limitato a essere a conoscenza della sua esistenza.
Naturalmente deve tenersi a disposizione per eventuali future consultazioni che possano rendersi necessarie per far luce sugli avvenimenti e individuare gli assassini, quindi Alessandro dovrà rimanere a stare dai suoi. Questo significa sconvolgere i suoi programmi e sospendere l’università per un po’. Tuttavia il suo modo di affrontare la vita lo spinge a continuare a comportarsi come se l’omicidio del fratello non lo riguardi affatto. Indossa quella maschera di indifferenza e arroganza che usa da sempre come scudo per difendersi da tutto ciò che rappresenti una minaccia al suo benessere psicofisico e, come se niente fosse, esce di casa, punta immediatamente la prossima preda da portare a letto e insegue la sua costante sete di divertimento.
Eppure, nonostante si ostini a ostentare spavalderia e sicurezza, poco per volta dentro di lui qualcosa comincia a cambiare. L’immagine di quel fratello diventato irriconoscibile si imprime sempre di più nella sua mente, stimolando una serie di curiosità e interrogativi che lo porteranno a desiderare di scoprire chi fosse, recuperare quel passato che non ha mai tentato di costruire insieme a lui quand’era ancora in vita, rimediare a tutte le mancanze e le omissioni e magari colmare quel vuoto che inizia a scavarsi nel suopetto man mano che prende coscienza del suo passato.

Alessandro è il classico ventenne animato da quel senso di onnipotenza che caratterizza una buona parte della generazione dei cosiddetti millennials. Incarna tutti gli stereotipi negativi attribuiti – e non sempre a torto – ai giovani del nuovo millennio: è amorale, egocentrico, presuntuoso, strafottente e impaziente.
È in quell’età in cui molti tendono a sentirsi i padroni del mondo, sicuri di sé e inarrestabili. Intreccia rapporti superficiali con molte ragazze con cui va a letto, considerandole mere conquiste con cui sfogarsi sessualmente, senza alcuna implicazione sentimentale.
Odia qualunque tipo di responsabilità, complicazione e problema. Vuole e pretende di avere la strada spianata verso i suoi obiettivi principali, che sono la libertà, il divertimento e l’appagamento dei sensi. Disprezza tutti coloro che non rientrano nei suoi standard di gradimento, anche se non gli stanno antipatici per un motivo specifico: il suo giudizio sprezzante e impietoso colpisce soprattutto chi non ha un bell’aspetto e coloro che sono ligi alle regole e allo studio. Difatti, si mostra profondamente insofferente e irrispettoso anche nei confronti delle forze dell’ordine.
Il suo menefreghismo e la mancanza di rispetto e tatto verso la sua stessa famiglia in lutto sono disarmanti, sono il chiaro esempio di come, nell’epoca moderna, tantissimi giovani siano cresciuti senza una guida morale, senza dei valori necessari che consentissero loro di orientarsi nel mondo, di affrontare la vita con maggiore consapevolezza e imparare a riconoscere ciò che è giusto da ciò che è inopportuno e che nuoce a loro stessi e agli altri. Tanti ragazzi crescono nella condizione che tutto sia loro dovuto e possibile, senza obiezioni, e crescono quindi impreparati ad affrontare le reali difficoltà e i problemi che inevitabilmente si presenteranno sul loro cammino. Così reagiscono come Alessandro, il quale preferisce barricarsi nella sua personale corazza, escludere dalla sua vita gli affetti perché complicati, le responsabilità perché noiose e limitanti, il dolore perché opprimente, e pensa bene di uscire di casa e cercare una nuova conquista da portarsi a letto nello stesso giorno in cui i suoi genitori stanno iniziando a sbrigare le pratiche del funerale e avrebbero bisogno del suo supporto morale e di tenere insieme tutto ciò che hanno per attutire quel dolore lacerante lasciato dalla morte di un figlio.
Ma la vita non fa sconti a nessuno. Prima o poi anche quelli come Alessandro sono costretti a fermare la loro folle corsa irrazionale per affrontare la realtà e smantellare le loro inconsistenti certezze.
Nel romanzo di Alessando Severi questa evoluzione psicologica viene resa in maniera brillante.
Ottima la scelta di affidare la narrazione allo stesso protagonista, che quindi si racconta in prima persona, facendoci vivere ogni cosa dal suo punto di vista, man mano che gli eventi si sviluppano sulla scena. In questo modo diventa più facile calarsi nella mentalità e nella complessa psicologia del personaggio, che si esprime con un linguaggio colloquiale, giovanile, diretto e inframezzato da frequenti espressioni colorite, rendendo il tutto molto realistico e attuale. La lettura risulta agevolata da un ritmo costante, che si fa leggermente più incalzante in quelle parti in cui si concentra l’azione.
Le descrizioni particolareggiate ci aiutano a inquadrare perfettamente la scena, lo stato emotivo e il comportamento degli altri personaggi visti attraverso gli occhi di Alessandro.
I temi principali del romanzo sono “la perdita” e “l’importanza di aver conosciuto davvero la persona che abbiamo perso”. La ricerca dell’identità di Matteo e del suo passato per Alessandro rappresenta l’inizio di un percorso che lo aiuterà a crescere a livello personale, permettendogli finalmente di raggiungere una reale, piena maturità, che fino a quel momento aveva soltanto simulato vestendo panni non suoi.
La storia, però, ci offre numerosi altri spunti di riflessione secondari sui giovani e sulla nostra società. Si nota la superficialità e facilità con cui i ragazzi intrecciano relazioni basate sull’apparenza, l’ipocrisia e l’inconsistenza che stanno dietro a gran parte delle interazioni e dei dialoghi, in cui a parole si dice una cosa ma con il pensiero si giudica e si rivolgono invettive contro chi abbiamo davanti. Emergono gli effetti negativi dell’eccessivo permissivismo e della deresponsabilizzazione, la mancanza di un’educazione solida e di una direzione verso qualcosa di costruttivo e duraturo. La semplicità con cui si è disposti a scambiarsi numeri di telefono, indirizzi di casa e fissare appuntamenti con perfetti sconosciuti, anche se coetanei, denota inoltre un’assoluta mancanza di buonsenso, un’eccessiva fiducia in sé stessi e nella propria capacità di gestire gli altri che è in forte contrasto poi con l’effettiva capacità di saper affrontare l’ignoto, gli imprevisti e i pericoli.
“Salvami!” è una richiesta muta con qui è lo stesso Alessandro ad aver bisogno di essere salvato da sé stesso. Può essere considerato un romanzo di formazione, in cui le salite sono le metafore degli alti e bassi dell’esistenza.

Alessandro Severi è nato a Milano nel 1984 e sin dall’età di quattro anni ha vissuto in vari paesi dove ha imparato tre lingue straniere. Nutre una grande passione per i viaggi e per la scoperta. Ha toccato svariate mete, fra cui l’Isola di Pasqua e Yellowknife, nell’estremo Nord canadese. Salvami! è la sua seconda prova editoriale. Attualmente vive a Firenze.

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