Cavalleria rusticana: un’opera rappresentativa per la cultura siciliana

Cav. Rusticana (NOVELLA)

 

 

 

Nei decenni che seguirono l’Unità, la lirica non è più il genere egemone. La produzione in prosa è sempre più il genere letterario preminente sia per quantità che per qualità.

La grande diffusione della narrativa si può spiegare con il nuovo clima che intanto si era instaurato, c’era una nuova esigenza: raccontare il vero.

Il romanzo si presta ad essere strumento d’indagine della realtà, molto più che la poesia.

La poetica dominante era quella del Naturalismo; movimento nato in Francia con Emile Zola che dichiarava: il romanzo deve essere “trance de vie”, una realtà analizzata con metodi scientifici.

Per questo l’ambiente è studiato e descritto con minuzia ed i personaggi assumono i comportamenti del “milieu” descritto. Abbondano perciò le descrizioni di ambienti naturali o umani: descrizioni precise che vogliono attrarre il lettore nel mondo in cui i personaggi dei romanzi si muovono. Ambienti e fatti sono visti con l’animo e con gli occhi dei personaggi i quali usano un lessico che tende a ricalcare il parlato ( da noi il fiorentinismo del Manzoni viene abbandonato per una lingua che si rifà alla verità degli ambienti sociali descritti).

Queste teorie furono importate in Italia da Luigi Capuana, ma il rappresentante più importante è sicuramente Giovanni Verga che assorbì le teorie naturalistiche (ebbe anche un interessante scambio epistolare con Zola), le fece sue tanto che nella prefazione ai “Malavoglia” poté affermare: “Studiare senza passione” gli eventi e “rendere la scena nettamente”, per descrivere la realtà così com’è stata o come avrebbe dovuto essere”.

Funzionale a questo concetto di letteratura è l’uso del discorso indiretto libero, che diviene strumento ideale della sua tecnica narrativa. Attraverso il discorso indiretto libero, infatti, Verga può descrivere i pensieri dei personaggi senza intervenire direttamente all’interno della narrazione.

Del resto l’ideologia letteraria del Verga si muove seguendo due canoni: impersonalità e regressione. Con l’impersonalità  mette il lettore davanti agli eventi senza intervenire, così che “l’opera d’arte sembrerà essersi fatta da sé”.

Legato a questo canone è il concetto di regressione: l’autore scompare, autore e narratore non coincidono mai. Gli avvenimenti accadono e lo scrittore li descrive soltanto, con la voce dei protagonisti.

Per questo non presenta fisicamente i personaggi (al contrario di Manzoni), è il lettore che giudica i protagonisti in base ai loro comportamenti.

La novella “Cavalleria rusticana” appartiene a questo filone narrativo, venne pubblicata il 14 marzo 1880 sul “Fanfulla della Domenica” e farà parte in un secondo momento della raccolta “Vita dei campi”.

La novella può essere suddivisa in otto sequenze:

La prima (Esposizione): Turiddu (protagonista) torna dal militare e la sua fidanzata (Lola)  “si era fatta sposa” con un carrettiere (Alfio);

la seconda (Esordio): finalmente Turiddu riesce a parlare con Lola, ma questa “non aveva cuore di lusingarlo” e lo respinge;

la terza (Turiddu fa innamorare Santa): in questa sequenza T. decide di far ingelosire Lola facendo la corte a Santa;

la quarta (Tradimento): Lola si ingelosisce e decide di accettare la corte di T. (Verga lascia poco spazio al contenuto passionale della novella, infatti è la sequenza più breve ed il tradimento vero e proprio viene solo accennato “mio marito lo saprebbe perché non sono andata a confessarmi”;

quinta sequenza (La vendetta di Santa), la tensione comincia a crescere, Alfio viene informato da Santa del tradimento ed ora vuole lavare col sangue l’onta del tradimento;

sesta (La sfida): vi è il primo incontro tra protagonista (Turiddu) e antagonista (Alfio), la scena si svolge sempre al chiuso (prima in una taverna, poi a casa di T.), vi è in questa sequenza una narrazione rallentata che serve ad aumentare la souspance. Alfio sfida Turiddu a duello; la scena si conclude con un’anticipazione, infatti T. abbracciando la madre dice: “Domani andrò lontano”, chiaro presagio di morte;

settima (Il duello): in questa sequenza la tensione (“Spannung”) raggiunge i picchi più alti, all’alba i duellanti si incontrano in un duello all’ultimo sangue;

ottava (Conclusione): nell’ultima sequenza scioglimento e conclusione coincidono, Turiddu viene ucciso da compare Alfio.

Come si può desumere dall’analisi delle sequenze, in questa novella fabula e intreccio coincidono ed i fatti sono narrati  nel loro sviluppo cronologico.

Per quanto riguarda l’uso dei tempi verbali, il discorso indiretto libero non può che prevedere tempi narrativi (quelli commentativi compaiono solo nei discorsi diretti).

Come già dicevamo all’inizio, nell’opera verista del Verga (dunque anche in questa novella), c’è una novità: il narratore non presenta (fisicamente) i personaggi. Il narratore rimane distante dai fatti, non giudica ecco perché i vari personaggi non vengono fisicamente neppure accennati. A questa omissione il verga supplisce con una ricostruzione dettagliata dei processi psicologici, fondata sulla consequenzialità del nesso causa-effetto. Ecco che il narratore indugia sulla caratterizzazione socioeconomica: Turiddu è uno spiantato e l’essere stato costretto a partire militare ha accentuato la sua povertà: “mia madre dovette vendere la nostra mula baia e quel pezzetto di vigna”; Alfio, invece, è un benestante con addirittura “quattro muli in stalla”; massaro Cola è “ricco come un maiale”.

Il narratore omettendo la caratterizzazione fisica dei personaggi si sofferma sulle cause sociali che scateneranno il conflitto tra Turiddu e Alfio. Infatti Lola sposa Alfio per interessi economici: “si metteva con le mani sul ventre per far vedere tutti i grossi anelli d’oro che le aveva regalato suo marito”.

C’è comunque un attributo che caratterizza protagonista e antagonista, il “berretto”: berretto rosso per T. “che sembrava quello della buona ventura”, mentre Alfio è uno di quei carrettieri “che portano il berretto sull’orecchio”.

Questo attributo, oltre a caratterizzare protagonista ed antagonista, segnala un patrimonio culturale comune (nella sequenza “La sfida” il bacio e la morsicatura dell’orecchio sono i segni esteriori di un codice d’onore).

In questa novella la vicenda è raccontata da un narratore popolare che appartiene allo stesso ambiente socioculturale dei personaggi. La tecnica usata per la narrazione è quella del discorso indiretto libero che permette l’assunzione del punto di vista e del linguaggio del personaggio (focalizzazione interna), senza però commenti e interventi diretti da parte del narratore.

A conferma di tutto ciò, il Verga adotta un linguaggio popolare, ricco di termini propri della lingua parlata (numerosi richiami dialettali), organizzati in una sintassi semplice, fatta di frasi brevi e legate più per coordinazione che per subordinazione.

Queste scelte nascono dall’esigenza di narrare i fatti come li avrebbero raccontati gli umili di Sicilia che si muovono nella novella.

Dal punto di vista tematico il motivo del “delitto d’onore” non è l’unico elemento di rilievo della novella. Turiddu torna dal servizio militare (all’epoca la coscrizione militare durava anni), nel frattempo la madre (rimasta sola) ha dovuto vendere il podere. Lola sceglie Alfio per “sistemarsi”, la sua è una scelta dettata da motivi economici.

E’ questo l’ambiente nel quale matura il tragico duello. In effetti la figura di Turiddu, prima connotata negativamente, alla fine viene rivalutata.

Affronta Alfio a viso aperto e soprattutto la connotazione risulta positiva nell’affermazione dell’amor filiale (poco prima del duello). Come nella tragedia greca l’eroe trasgressore viene punito e pagando con la vita riscatta l’errore.

 

 

 

 

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