Diario dei miei due di picche: Tinder e la solitudine dei rapporti usa e getta
Il titolo può trarre in inganno: non è la storia di una donna respinta, ma di una donna che cerca di colmare il vuoto delle proprie insicurezze attraverso decine di incontri effimeri. Tutto passa per Tinder, la piazza virtuale dove ogni volto è un potenziale inizio e ogni conversazione un rapido preludio a qualcosa che spesso si consuma in fretta e senza lasciare traccia.
La serie costruisce una vera e propria carrellata di “gusci vuoti”: uomini che appaiono e scompaiono, figure senza profondità, relazioni che non riescono a superare la superficie. La protagonista li attraversa come in un diario fatto di pagine strappate, ripetendo lo stesso copione nel tentativo di sentirsi meno sola.
La regia accompagna questo flusso con uno stile frammentario, quasi cronachistico, che restituisce la natura breve e impersonale di ogni incontro. Il risultato non è una commedia sugli amori mancati, ma un ritratto della solitudine moderna: quella che si alimenta nell’illusione di avere infinite possibilità e finisce per generare solo nuovi vuoti.
Eppure, nelle ultime battute, qualcosa cambia. In fondo, tra i dialoghi interrotti e le delusioni accumulate, si intravede una luce: la consapevolezza che, per quanto fragile, esiste ancora la possibilità di un incontro autentico. Forse la vera svolta non è smettere di cercare, ma imparare a riconoscere quando il gioco dei “due di picche” lascia spazio a una carta diversa.
Kiamarsi magazine: tutti i diritti sono riservati
Piattaforma: Prime Video Netflix
Voto: 7
Età: 16+
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