Sicilia

Dopo il femminicidio di Messina, intervento dei carabinieri a Catania: arrestato un 34enne per atti persecutori

CATANIA — L’intervento rapido dei carabinieri ha evitato che una situazione già estremamente tesa potesse trasformarsi in tragedia. Nel tardo pomeriggio i militari del Nucleo Radiomobile di Catania hanno arrestato un uomo di 34 anni, gravemente indiziato del reato di atti persecutori nei confronti dell’ex compagna.

L’episodio arriva a pochi giorni dal femminicidio di Messina che ha profondamente scosso la Sicilia e riacceso il dibattito sulla prevenzione della violenza di genere. In quella vicenda Daniela Zinnanti, 50 anni, è stata uccisa nella sua abitazione dall’ex compagno, che l’ha colpita con numerose coltellate al culmine di una lite. A scoprire il corpo è stata la figlia della donna, incinta di sette mesi, entrata in casa preoccupata perché la madre non rispondeva al telefono. La giovane, sconvolta dalla scena, è stata soccorsa e portata in ospedale.

Per l’omicidio è stato fermato l’ex compagno della vittima, un uomo di 67 anni che ha poi confessato agli investigatori. Secondo quanto ricostruito, si sarebbe presentato a casa della donna con il pretesto di chiarire la loro situazione sentimentale. Il confronto sarebbe però degenerato rapidamente fino alla violenza mortale.

La storia tra i due era da tempo segnata da tensioni e aggressioni. In passato la donna aveva denunciato l’uomo per maltrattamenti e, dopo un episodio particolarmente grave che l’aveva costretta al ricovero in ospedale, era stata disposta nei suoi confronti una misura cautelare con arresti domiciliari e braccialetto elettronico. Il dispositivo, tuttavia, non era stato ancora installato perché non disponibile. Sarebbe arrivato il giorno successivo al delitto.

Un dettaglio che ha provocato forte indignazione tra i familiari della vittima, convinti che la tragedia potesse essere evitata.

È in questo clima di allarme e attenzione che si inserisce l’intervento dei carabinieri a Catania. L’operazione è scattata dopo una richiesta di aiuto giunta alla Centrale Operativa che segnalava una situazione di forte tensione tra due ex partner. In pochi minuti una pattuglia ha raggiunto il luogo indicato.

I militari hanno trovato una donna di 36 anni visibilmente scossa. Dopo averla rassicurata e verificato che non avesse bisogno di cure mediche urgenti, hanno iniziato a raccogliere la sua testimonianza.

Secondo quanto riferito dalla vittima, l’incontro era avvenuto per riprendere il figlio di appena due anni, che aveva trascorso il pomeriggio con il padre. Durante lo scambio del bambino la situazione sarebbe degenerata: l’uomo l’avrebbe afferrata per il collo e poi colpita con un violento calcio alla schiena. Solo l’intervento di un passante avrebbe impedito che l’aggressione proseguisse.

La donna ha inoltre raccontato di un clima di persecuzione che andava avanti da tempo: messaggi minacciosi, offese continue e appostamenti nei pressi del luogo di lavoro. In una circostanza, ha riferito, l’uomo l’avrebbe attesa con la tasca piena di pietre minacciando di romperle la testa se non gli avesse restituito una cassettiera rimasta nell’abitazione in cui avevano vissuto insieme.

Gli accertamenti svolti dai carabinieri e l’acquisizione di alcuni file audio contenenti le minacce rivolte alla donna hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari a carico dell’uomo.

Il 34enne è stato quindi arrestato con l’accusa di atti persecutori. Un intervento che dimostra quanto la tempestività delle segnalazioni e l’azione immediata delle forze dell’ordine possano fare la differenza in contesti di violenza domestica, dove spesso i segnali di pericolo emergono molto prima delle tragedie.

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