Duemila ore per insegnare all’intelligenza artificiale il linguaggio della cura: la scommessa biomedicale di Palermo
C’e’ un indirizzo, in via Principe di Belmonte, dietro il quale la parola «innovazione» smette di essere uno slogan da convegno e diventa un corridoio di laboratori. Ne sono stati contati ventidue, distribuiti su quasi milleottocento metri quadrati, ed e’ qui, nella Culla Tecnologica dedicata al biomedicale e alle biotecnologie, che l’ITS Academy «Alessandro Volta» di Palermo ha deciso di crescere una figura professionale che fino a ieri esisteva soprattutto nelle brochure delle grandi aziende del Nord: il tecnico capace di far dialogare l’intelligenza artificiale con la medicina.
Il percorso porta un nome che mette insieme due mondi a lungo tenuti a distanza, quello del calcolo e quello della cura, e prova a insegnarli come un’unica grammatica. Duemila ore complessive, di cui ottocento passate dentro le imprese, non davanti a una lavagna: e’ la proporzione che dice meglio di ogni programma quale sia l’idea di scuola. Si impara facendo, con le mani dentro i dati e dentro le macchine, perche’ un algoritmo che deve leggere una radiografia o accompagnare una diagnosi non tollera l’astrazione.
Al termine si consegue un Diploma di Tecnico Superiore, quinto livello della scala europea delle qualifiche, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Non e’ un dettaglio burocratico: e’ la garanzia che un ragazzo formato a Palermo possa presentarsi con lo stesso titolo a Milano, a Monaco o a Rotterdam senza dover spiegare che cosa abbia studiato. In una regione che da decenni esporta i propri talenti prima ancora di averli visti maturare, e’ un capovolgimento di prospettiva che merita di essere raccontato per quello che e’.
Per iscriversi serve un diploma di scuola superiore e la disponibilita’ a passare attraverso una selezione che non misura soltanto le nozioni, ma le attitudini e la motivazione. Chi supera quella soglia entra in un percorso pensato per gli ospedali, per le aziende biomedicali, per l’industria delle biotecnologie, per le societa’ di ingegneria clinica: i luoghi, cioe’, in cui l’assistenza sanitaria sta gia’ cambiando forma sotto la spinta del software, spesso piu’ in fretta di quanto le strutture riescano a governare.
Il punto piu’ interessante di questa scommessa non e’ la tecnologia in se’, ma la geografia. Dislocare a Palermo un laboratorio-aula sull’intelligenza artificiale applicata alla salute significa scommettere che il futuro digitale della medicina non debba per forza nascere altrove e poi essere importato. Significa provare a trattenere in Sicilia una filiera che di solito comincia molto piu’ a nord, e a farlo nel punto esatto in cui la sanita’ ha piu’ bisogno di competenze nuove: la gestione dei dati clinici, la loro sicurezza, la loro traduzione in decisioni.
Restano, naturalmente, le domande che ogni promessa formativa porta con se’: quanti posti, con quali imprese davvero disposte ad aprire le porte per le ottocento ore di tirocinio, con quale capacita’ di assorbimento del territorio una volta consegnati i diplomi. Sono le prove del nove che si potranno leggere solo tra qualche anno, sui curricula di chi uscira’ da quei ventidue laboratori. Per adesso resta un fatto concreto, e non frequente da queste parti: una porta che si apre in citta’, e non un treno che parte.

