Il petrolio in Sicilia

La Sicilia è una delle principali regioni con la maggiore presenza di pozzi di petrolio. L’Isola produce il 18% di greggio (rispettivamente 506mila tonnellate sulla terra ferma e 229mila tonnellate in mare), a fronte di 4,1 milioni di tonnellate nazionali, e il 3,6% di gas.
Troppo spesso dimentichiamo questa straordinaria capacità siciliana e i grandi benefici che l’Italia ne ricava.

Le prime prospezioni iniziarono nel 1949 ricercando giacimenti nelle rocce carbonatiche triassiche dell’area ragusana, area in cui dal tempo degli antichi greci erano note manifestazioni superficiali di idrocarburi e depositi di bitume od asfalto.

Nel 1953 iniziarono le scoperte significative nella Sicilia orientale, con il ritrovamento da parte dell’americana Gulf, del giacimento di Ragusa (20 milioni di tonnellate di petrolio, a quel tempo il maggior giacimento di petrolio dell’Europa occidentale, che verrà velocemente messo in produzione e ben presto collegato, con un oleodotto, alla raffineria costruita ad Augusta. Nel 1956 la sua produzione fu di circa 2500 tonnellate di petrolio, rapidamente incrementata a 493.000 ton. nel 1956 e poi a 1.437.308 ton. nel 1958. In quell’anno, la produzione del giacimento contribuiva al 90% della produzione petrolifera italiana, coprendo il 10% della richiesta nazionale di petrolio.

Seguì nel 1956 il ritrovamento di Gela, a 3500 metri di profondità, ad opera di AGIP; poco dopo la ricerca si espanse, con rilievi sismici marini, sulla probabile estensione offshore del giacimento di Gela e col pozzo Gela Mare 21 l’AGIP, nel 1959, perforò il primo pozzo offshore europeo. Un piccolo giacimento di petrolio venne quindi scoperto a Vittoria e uno di metano a Castelvetrano (Trapani).

A Gagliano, in Sicilia vicino ad Enna, nel 1959 venne scoperto dall’AGIP il primo giacimento di gas e tracce di condensato nell’area costituita da reservoir di tipo multipay di strati arenacei di età oligocenica-miocenica.
Quello che si dovrebbe ribadire riguarda la possibilità, attraverso un sistema di contrappesi fiscali, di restituire alla Sicilia e ai siciliani parte di ciò che giorno dopo giorno viene sottratto (in ambito ambientale e di tutela del patrimonio siciliano).

Dal 2010 al 2017 sono state otto (3 a mare e 5 sulla terraferma per un totale di 904 chilometri quadrati) le concessioni produttive che solo in questa regione hanno estratto in totale 7,9 milioni di tonnellate di greggio. Nel febbraio 2018, prima dell’avvento del governo gialloverde, dal ministero dell’Ambiente per la Sicilia sono arrivati un “via libera” ed uno stop. Il no ministeriale ha riguardato la creazione della nuova piattaforma a mare – la “Vega B” di Edison – per lo sfruttamento di 8 nuovi pozzi di petrolio e fino ad un massimo di 12 di fronte alla costa tra Ragusa e Scicli. Il parere negativo è stato giustificato dal rischio sismico della faglia di Scicli per i danni alla componente faunistica marina e ai cetacei e per la vicinanza al sito Sic “Fondali Foce del fiume Irminio”.

Il via libera ha riguardato invece il progetto “Argo e Cassiopea dell’off shore ibleo” che tocca la fascia marina che va da Licata a Gela a Vittoria fino a Ragusa. È stata autorizzata una piattaforma a terra da realizzarsi a Gela nell’ambito del progetto “Argo e Cassiopea off shore ibleo” di Eni per oltre 800 milioni di euro di investimenti. Nel dettaglio, il ministero dell’Ambiente ha escluso dalla procedura di valutazione ambientale il progetto di Eni di creare una stazione a terra nell’area industriale della raffineria gelese per sfruttare i pozzi Argo e Cassiopea. Il progetto originario del 2013 prevedeva una piattaforma a mare ma è stato modificato e, per il ministero dell’Ambiente, la stazione a terra è migliorativa.

È questo, al momento, il più imponente progetto di sfruttamento di giacimenti a mare che riguarda la Sicilia. Il gas estratto da quei pozzi a mare (1 per Argo, 3 per Cassiopea di cui uno da perforare) tramite una pipeline lunga 60 km, andrà ad un impianto di trattamento a terra per la compressione e la commercializzazione che sarà ubicato all’interno della Raffineria nell’isola 27. Esaminando il progetto, la commissione del ministero dell’Ambiente non ha rilevato effetti ambientali negativi e lo ha escluso da una nuova procedura di valutazione di impatto ambientale mantenendo delle prescrizioni.

A Gela Eni è già pronta a scendere in campo per realizzare l’investimento. I lavori per la piattaforma sono stati in gran parte appaltati e dureranno due anni. Ma per poter realizzare l’opera si attende dal ministero l’ultima autorizzazione che si riferisce alla sea line che porterà il gas fin dentro l’area della raffineria. È questo il progetto più importante di Eni nel territorio gelese da quando nel 2014 ha chiuso con la raffinazione del petrolio creando la seconda bioraffineria d’Italia che partirà entro febbraio. Ma in Sicilia gli occhi di Eni restano puntati sullo sfruttamento dei giacimenti marini

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