La marea invisibile di Vergine Maria: mezza giornata di prudenza per un’alga, e un mare che va imparato di nuovo
Il mare, a Vergine Maria, si legge da generazioni con gli occhi e con la memoria: il colore dell’acqua, il modo in cui l’onda si rompe sugli scogli, l’aria che sa di sale o di qualcos’altro. Per qualche ora, in questa borgata marinara affacciata sul golfo di Palermo, a quello sguardo antico si e’ aggiunto un dato che l’occhio non puo’ cogliere: la presenza, nell’acqua, di una microalga dal nome che sembra uscito da un trattato di botanica, l’Ostreopsis cf. ovata.
E’ un’alga potenzialmente tossica, non per chi nuota ma per chi respira. Nelle giornate di mare mosso e di vento le sue tossine possono disperdersi nell’aerosol, cioe’ in quella sottile nebbia salmastra che si alza dalla battigia, e provocare disturbi passeggeri: irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, tosse, mal di gola, mal di testa, un senso di malessere che colpisce soprattutto le persone piu’ fragili. Nulla di permanente, ma abbastanza per giustificare un avviso di prudenza.
La misura, spiegata dall’assessore comunale alla Salute Fabrizio Ferrandelli, e’ stata definita «esclusivamente precauzionale». Non e’ mai stato disposto alcun divieto di balneazione, perche’ la sola presenza di questa microalga, secondo la normativa vigente, non basta a chiudere un tratto di costa. Si e’ trattato piuttosto di un invito alla cautela, il tempo necessario per capire se la fioritura fosse in crescita o gia’ in esaurimento.
La risposta e’ arrivata in fretta. Dopo circa mezza giornata, e sulla scorta di nuove analisi dell’ARPA Sicilia, l’avviso e’ stato revocato: le concentrazioni della microalga erano tornate sotto le soglie di attenzione. L’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente continua a monitorare il tratto di mare, con la promessa di aggiornamenti costanti agli abitanti, perche’ fenomeni di questo tipo sanno andare e tornare seguendo il ritmo del caldo e delle correnti.
Ed e’ qui che la piccola cronaca di una borgata tocca una questione piu’ grande. L’Ostreopsis e’ un’alga di acque calde, e trova nel Mediterraneo che si scalda un ambiente sempre piu’ ospitale. Le sue comparse lungo le coste italiane non sono piu’ un’eccezione esotica ma un appuntamento quasi stagionale, che chiede alle comunita’ del mare di attrezzarsi con un vocabolario nuovo, fatto di monitoraggi, soglie e analisi invisibili all’occhio.
La vicenda di Vergine Maria, chiusa in una manciata di ore e senza allarmismi, racconta allora due cose insieme: che il sistema di controllo, quando funziona, restituisce in tempo utile la differenza tra un rischio reale e una paura eccessiva; e che il mare, anche il piu’ familiare, va ormai imparato di nuovo, con strumenti che i pescatori di ieri non avrebbero saputo nemmeno immaginare.

