La stagione delle riforme non può attendere

C’è il tempo della mediazione e quello della riflessione, ma c’è un tempo in cui le decisioni vanno prese. Il non assumersi la responsabilità della decisione significa respingere le riforme.
Lo scenario nazionale non può dimenticare che c’è un altro traguardo (europeo) che ci aspetta nei prossimi anni.
L’obiettivo è quello di agganciare l’Italia all’occasione unica del Recovery Plan (decine di miliardi di investimenti).
La riforma della giustizia è solo la premessa di altre necessarie riforme.
Non potremo accedere ai finanziamenti se non completiamo queste riforme che renderanno l’Italia un concorrente temibile, agile nei mercati internazionali e con uno sviluppo economico-industriale invidibile.

Per avere una crescita strutturale di medio-lungo termine è necessario realizzare le riforme della giustizia, del fisco, della pubblica amministrazione.
Sono questi gli assi su cui ci si dovrà muovere e se già con la prima riforma (giustizia) il governo si arena, come potremo sperare di completare l’arco complessivo di tutte le riforme? Per questo Draghi va dritto e nessuno creda sia una mossa tattica.
Le riforme si faranno, a rischio di porre la fiducia.
Volevate un drago al volante? Ora pedalate dritti perché l’Italia avrà finalmente le riforme che attende da decenni, oppure se qualcuno crede di poter gestire la cosa si faccia avanti e infili il Paese nel tunnel di una crisi senza uscita.

 

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