Niscemi sotto schiaffo della frana: cinquecento sfollati e ruspe in azione nella zona rossa, la città cerca un futuro
A Niscemi, nell’entroterra del Nisseno, le ruspe hanno cominciato a entrare in azione lungo il versante divenuto inabitabile. La cosiddetta zona rossa, istituita per ordinanza dopo i pareri tecnici dei geologi incaricati dalla Protezione Civile, è oggi un perimetro di cantieri, transenne e nastri bianco-rossi che restringono il diritto di tornare a casa. Sono circa cinquecento le persone già allontanate dalle abitazioni, secondo il bilancio comunale, e il numero potrebbe ancora salire con il proseguire delle perizie sui fabbricati confinanti.
Le valutazioni dei geologi, già rese pubbliche nei mesi scorsi, sono state chiare: stabilizzare in modo durevole il fronte della frana è tecnicamente molto difficile, nelle condizioni attuali del versante, perché il dissesto coinvolge strati profondi di terreno argilloso soggetti a cedimenti progressivi. Da qui la scelta dell’amministrazione, su impulso della Regione siciliana e della Protezione Civile, di passare dalla fase di monitoraggio a quella di rimozione dei manufatti più esposti, considerati a rischio crollo.
Le ruspe lavorano nel rispetto di un cronoprogramma definito di concerto con l’Ufficio del Genio Civile e con i tecnici comunali. Vengono abbattute, in via prioritaria, le abitazioni dichiarate inagibili, quelle attraversate da lesioni strutturali che le perizie hanno giudicato non recuperabili. Ogni demolizione è preceduta da uno stato di consistenza, ovvero da una documentazione tecnica e fotografica che attesta lo stato dell’immobile e che servirà in sede di indennizzo. Per molte famiglie si tratta di assistere alla cancellazione fisica di una porzione di vita.
Il quadro umano è quello tipico dei dopo-frana siciliani: contenuti dei garage portati via in scatoloni, mobilia ammassata nei depositi messi a disposizione dal Comune, file alla casa comunale per il riconoscimento dei sussidi e per le procedure di ricollocazione abitativa. Il Comune ha attivato presidi di sostegno, in collaborazione con la Diocesi, le associazioni di volontariato e gli operatori dei servizi sociali, per accompagnare in particolare le famiglie con anziani non autosufficienti, i pazienti in cura domiciliare e i nuclei monoparentali.
Sul tavolo regionale resta aperto il capitolo delle risorse straordinarie. La Regione siciliana ha già stanziato un primo intervento finanziario per le opere di messa in sicurezza e per i contributi di prima sistemazione, ma il fabbisogno complessivo, secondo le stime del Comune, è di gran lunga superiore. Vengono richiesti nuovi trasferimenti dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile e, in prospettiva, il riconoscimento dello stato di emergenza con il conseguente accesso a strumenti compensativi più ampi.
Il caso di Niscemi richiama una vecchia questione del territorio siciliano: la fragilità idrogeologica di un’isola in cui ampie porzioni dell’entroterra convivono con corpi franosi conosciuti da decenni, talvolta segnalati e mai messi del tutto in sicurezza. Sul piano locale, la priorità ora è ridurre l’esposizione al rischio per la popolazione e accompagnare le famiglie verso soluzioni abitative durature. Sul piano politico, la sfida è più ampia: programmare investimenti strutturali di prevenzione, in modo che, dopo l’emergenza di oggi, non ne arrivi un’altra a sostituirla.

