Recensione del libro “Non solo la Shoah – La distruzione della Persona”

Articolo a cura di Giuseppe Fiora

Vorrei qui annotare alcune impressioni, a seguito della lettura d’un libro scomodo. “Scomodo” è la qualificazione che anche l’Autore sembra offrirne: perché è un’opera che, trattando di “crimini scomodi” (pag. 5), disturba le rassicuranti dimenticanze, i comodi oblii di troppi politici o storici accademici. Questo libro è nato proprio perché veramente troppi sono i “casi” di genocidio, per i quali non è giusto, non è legittimo far finta di dimenticare, per pura comodità … Oltre che scomodo, è anche un libro “contagioso”: perché, con il suo impianto, con la straordinaria quantità di documenti, portati sempre, come prova, a sostegno d’ogni affermazione, trasmette al lettore, per empatia, la stessa indignazione, la stessa rabbia che ha animato l’Autore (e che, puntuale, emerge dai suoi commenti personali, anche durissimi) nell’intraprendere prima, nel proseguire e concludere poi la sua scrittura (pag. 13).

Ma… attenzione! Non si tratta di un asettico, tradizionale manuale di storia, ma di un’opera “vissuta”, all’interno della quale, insieme con la precisa ricostruzione e documentazione di avvenimenti storici, si palesa con forza, attraverso commenti e valutazioni, l’umana, personale indignazione dell’Autore per gli orrori che egli sta riesumando.
L’autore è il prof. Farina, infaticabile ricercatore, uomo di grande rettitudine, animato, nella sua scrittura, da quella tristezza e da quella rabbia, che gli derivano dalla scoperta di verità orribili: è stata proprio questa scoperta a muovere la sua giusta indignazione (pag. 5 e pag. 13), spingendolo a intraprendere la fatica di quest’opera. Al cui interno, accanto alla ricostruzione di ogni evento, e alle prove inconfutabili che il Farina STORICO porta a sostegno, è sempre presente il giudizio personale: l’anatema che l’UOMO Farina sente necessario esprimere, come reazione, di fronte all’orrore: è la rabbia del giusto, appunto.

Poiché il nostro Autore, oltre che un giusto, è anche un uomo di profonda fede, aprirò questa presentazione citando, come prima introduzione al volume, un testo religioso: che credo poter legittimamente supporre costituisca la base, l’origine stessa di quest’opera. Leggiamo, nel Vangelo di Matteo (18.7), necesse est enim ut veniant scandala. E quello di Farina è, appunto, un libro che possiamo definire “scandaloso”: nel senso che porta alla luce e documenta numerosi, scandalosi casi di genocidio, sui quali per lungo tempo si è volutamente fatto calare il silenzio: e anche questo è, all’interno dello scandalo, uno scandalo ulteriore!

Leggendo la copertina, trovo utile, per meglio comprendere, analizzare il titolo applicando un ordine inverso alle tre linee che lo costituiscono: è facile rilevare subito che la frase indicante il tema fondamentale è quella meno evidenziata, la terza, quella concernente la “distruzione della persona”. Lo scandalo, citato prima, consiste anche in questo: le tante, troppe, atroci modalità di distruzione dell’essere umano, della persona. Chi ha letto le opere di Levi sa bene di cosa si tratta, quanto mostruosamente raffinate siano le tecniche di annullamento della personalità! Parlando di persona, però, deve essere innanzitutto chiaro che riferirsi al caso di mille, oppure a quello di diversi milioni di individui, non può costituire un discrimine: la maggiore o minor entità del numero di vittime non può assolutamente modificare quella che è la reale sostanza del crimine.

Naturalmente, nell’affrontare questo argomento, l’evento più conosciuto, quello che si presenta per primo, nella sua tragicità, alla mente e al ricordo di ciascuno, è l’Olocausto (LA SHOAH, nella riga al centro del titolo). Subito, però, rileviamo che, in questo stesso titolo, con caratteri di dimensione ancora maggiore, campeggia, alla prima linea, un “NON SOLO”: che sintetizza, con estrema chiarezza, l’intendimento dell’Autore: con un evidente riferimento critico, anche, alla particolarissima sensibilità ebraica sull’uso esclusivo del termine “Olocausto” (cfr. pag. 5 e pag. 456: “non è solo patrimonio degli Ebrei”). Ciò che già implica l’esistenza di un numero elevatissimo di “altri” casi, non egualmente noti, da portare alla luce. Quest’osservazione preventiva mi trova del tutto d’accordo con l’Autore: non è accettabile soffermarsi, in argomenti di tale gravità, soprattutto su valutazioni di tipo “contabile”. Si parla di genocidio: dunque, il tema attiene soprattutto a verità, giustizia, umanità, barbarie, giudizio morale sui comportamenti … e ciò deve valere SEMPRE, quale che sia il numero delle vittime.

Prosegue, poi, la citazione: Veruntamen vae homini per quem scandalum venit; dunque, se noi consideriamo dapprima il numero di coloro che questi scandali hanno causato (i diretti responsabili degli orrori) e poi quello di coloro che, da complici, hanno contribuito a occultarli (i complici -che qui risultano essere veramente innumerevoli- sono sempre colpevoli per il medesimo delitto del reo: cfr. pag. 5), la lista risulta davvero assai estesa. Non talmente estesa , però, da scoraggiare il prof. Farina: che, con un lavoro certosino, lungo (oltre 900 pagine), faticoso, ha costruito questo libro: ha pazientemente ricercato e ritrovato, ricostruito, classificato, elencato, narrato i fatti: sempre documentando ogni passo e ogni affermazione, per ogni singolo episodio; e, oltre alla puntuale, puntigliosa giustificazione immediata (quelle che si sogliono chiamare le “pezze giustificative”), ha aggiunto al testo più di 50 pagine finali di documentazione ulteriore (in riproduzione anastatica) e una ricca bibliografia di supporto: sempre con le opportune, imprescindibili referenze bibliografiche. Sono materiali che inchiodano i colpevoli a tutte le loro nefande responsabilità, svelando e provando fatti atroci, a noi generalmente ignoti; oppure, per tanti, troppi altri, rinfrescando, memorie troppo rapidamente rimosse. Tutti eventi e comportamenti che, una volta provati i fatti, fanno esplodere la collera del giusto!

Non mi soffermerò a commentare la lunga lista, e la genesi puntuale, degli episodi evocati (compito che lascio al lettore): ma basta una prima scorsa all’indice (un solo esempio: pag. 619 “genocidi silenziosi”) per rendersi conto dell’estensione geografica e temporale della ricerca, e degli argomenti, anche di scottante attualità, affrontati. E’ per ora sufficiente proseguire l’inventario: e, con un occhio ai dettagliatissimi sottotitoli degli indici, rendersi conto dell’ampio respiro di quest’opera. La cui consultazione e/o lettura può dunque opportunamente effettuarsi anche costruendo specifici insiemi d’argomenti, di volta in volta scelti e “assemblati” direttamente dal lettore.

Nei primi cenni introduttivi, partendo dalla copertina (vetrina dell’opera!) ho desunto, dalla grafica del titolo, importanti dettagli sull’Autore, e sulle sue motivazioni. Non mi soffermo, invece, sulla simbologia dell’immagine di copertina: scelta personale dell’autore, evocativa, ricca di valori semantici; dunque, anch’essa, di notevole importanza. Un’evidente ricchezza ai fini interpretativi, alla quale è più utile, per il lettore, accedere attraverso una fonte diretta: la nota (attesa a breve) della quale l’Autore stesso ha voluto chiarirmi, in anteprima, i contenuti.
L’opera: si tratta, certo, di un volume impegnativo e vasto (più di 900 pagine). Ma di accesso non difficile: grazie, dicevo, oltre che a uno stile piano e accessibile, anche a un indice dettagliatissimo: che facilita ricerca, consultazione, scelta dei singoli passi. E a percorsi di lettura personalizzati e specifici, che risultano di costruzione intuitiva, rapida e semplice.
Di primo acchito, nel prendere in mano il volume, nello scorrere gli argomenti trattati per collocarlo nel contesto culturale italiano, la mente mi corre a Pansa: grande giornalista; anch’egli, come Farina, caratterizzato da uno stile piano e scorrevole; anch’egli appassionato di Storia; anch’egli “colpevole” di aver voluto insistere nello scavare a fondo, puntando i riflettori verso anni e momenti sui quali in troppi avevano interesse a far calare una cortina di nebbia. Come lui, il prof Farina rischierà, probabilmente, d’essere frainteso e attaccato: cosa che non merita, se consideriamo la correttezza e la trasparenza del suo metodo di lavoro. Egli, novello Virgilio, accompagna lungo il cammino della Storia i propri lettori, alla scoperta di fatti ed episodi oscurati, e delle prove capaci di illuminarli a giorno; fornendo, via via, le pezze giustificative necessarie alla contestualizzazione, alla ricostruzione, alla comprensione e alla certificazione degli avvenimenti in esame. Aggiungendo infine, a concludere, la voce della propria indignazione; che è certamente DI PARTE (certo, ma … dalla parte delle vittime!). Sarà comunque il lettore, una volta concluso il cammino esplorativo, a far emergere il proprio giudizio morale: frutto oggettivo dei dati, dei fatti concreti, documentati e provati, che egli ha ricevuto da esaminare; e non della convinzione aprioristica che può provenire da una militanza ideologica.
Poiché le mie competenze sono relative a letteratura e poesia, mi capita raramente di recensire opere di saggistica; ma, in questo caso, l’eccezione è pienamente giustificata: l’autore è uno studioso, un ricercatore in ambito storico, che già in precedenza ho conosciuto, come Autore di romanzi storici; egli, in virtù di un forte impegno morale e civile, si volge, in questo volume, all’approfondimento di una serie di fatti, che sente, come imperativo morale, di dover portare alla luce: per illuminare (documentandoli ampiamente, com’è suo costume anche nei romanzi) momenti poco noti al grande pubblico; momenti che, purtroppo, talvolta sono poco frequentati anche da parte della ricerca storica ufficiale.
In questa prospettiva, mi viene spontaneo l’accostamento a un altro caso letterario (nell’ambito culturale internazionale, questo) paragonabile a quello di Farina: caso a me ben noto, per via dei miei interessi (di vita e di lavoro) centrati sulla Storia dell’antico Egitto. Tali interessi mi hanno condotto, nel tempo, alla conoscenza di un notissimo egittologo, Christian Jacq. Egli, oltre che saggista (con all’attivo volumi fondamentali d’approfondimento sull’Egitto faraonico) è anche ottimo romanziere: per lui, accanto alla saggistica, il romanzo storico diventa un importante strumento di divulgazione, capace di “erudire e nel contempo ammaliare” milioni di lettori, nelle principali lingue del mondo.

Ritrovo, in questo volume del prof. Farina, le medesime intenzionalità, la medesima metodologia di lavoro: anche Farina, come Jacq, lavora a cavallo fra la produzione quale romanziere e quella quale saggista (in quest’ultima, comunque, la vena del narratore riesce a emergere egualmente, attraverso commenti puntuali e impegnati): in un’alternanza armonica, che permette a un genere di nutrirsi e arricchirsi per mezzo dell’altro. Entrambi gli Autori utilizzano sempre, come base di partenza, i propri studi, le proprie ricerche, le proprie profonde competenze professionali sull’argomento trattato; coniugate con l’imperativo costante di una legge morale. Non rinunziando mai a offrire al lettore anche la propria, immediata reazione alla verità che emerge dai fatti. Per entrambi, dunque, un analogo itinerario: un severo metodo di lavoro, basato su ampie competenze, che si accompagna a un taglio narrativo e discorsivo, volto anche alla divulgazione, in un ambito di rigorosa temperie morale.

Quest’ultima fatica di Farina è dunque testo di notevole interesse e spessore, meritevole di larga condivisione con un vasto pubblico. Avevo già presentato Farina, in una precedente occasione: l’uscita di uno dei suoi romanzi (sempre documentatissimo). Ora, questo Non solo la Shoa appare come logica prosecuzione d’intenti rispetto alle sue opere narrative: una nuova, poderosa fatica, che ci rivela l’Autore anche nelle vesti di ricercatore, dedito, come sempre, a un attentissimo lavoro di documentazione. E rende evidente che i suoi studi non sono limitati alla Sardegna antica e all’ambito mediterraneo (ambienti in cui operano i personaggi più noti dei suoi romanzi), ma si estendono, nel tempo, fino ai giorni nostri.

Come nel caso di Christian Jacq, tanto i saggi quanto le opere letterarie di Farina hanno il sigillo di un comune elemento, presente in tutta la produzione, e fondamentale: una visione del mondo, un giudizio, caratterizzati da profonda eticità, nella ricerca e nella scelta degli avvenimenti da definire, illustrare, e, ove necessario, stigmatizzare. Collegati, SEMPRE, alla collazione d’una quantità importante di documenti autentici: frutto di studio costante, acribico, instancabile, che tende a un fine precipuo: cercare di accostarsi, per quanto umanamente possibile, alla verità. Che non è mai la semplicistica verità del vincitore: ad essa, troppi giovani (e meno giovani …) sono stati, purtroppo, abituati; resi permeabili, come purtroppo ormai sono (complice il determinante contributo d’una generalizzata superficialità nell’educazione), alle manipolazioni costanti, cui i media li sottopongono. Il risultato è chiaro: si giunge a far dimenticare che, per poter seguire comportamenti etici, occorre non solo motivazione, ma anche conoscenza solidamente fondata.

Passati al vaglio di un severo giudizio etico, sfilano di fronte al lettore, in questo libro,  gli avvenimenti più eclatanti della nostra contemporaneità: dalla Shoa, che dà (solo parzialmente, come già rilevato) il titolo all’opera, a eventi per lo più sconosciuti (o tenuti volutamente nascosti) al grande pubblico; e, per ciascuno di essi, il giudizio di Farina (che si esprime a volte in termini d’invettiva, a causa dello sdegno profondo) emerge non da un’umbratile simpatia politica o religiosa personale, ma dallo studio di documenti, raccolti e controllati per ogni singolo episodio; prove che, con la loro drammatica evidenza, permettono ANCHE al lettore di farsi un’idea propria, e precisa, dei fatti; di approfondirli, di giungere a costruirsi una personale opinione su di essi. Libera, perché, poi, potrà (o meno) coincidere con quella espressa dall’Autore.

Ho, volontariamente, parlato di “libro”, finora: non di “romanzo”, e neppure di “saggio”. Perché, a mio giudizio, entrambi i generi sono qui presenti, in un intreccio armonico. Infatti, alcune frammentarie evidenze, semisconosciute al lettore medio, si dipanano, ricostruendosi via via attraverso la documentazione raccolta, quasi a costituire la trama appassionante d’un romanzo storico (a ciò giova la scrittura di Farina, sempre limpida, chiara, incisiva). La narrazione è costantemente sostenuta dalla scientificità dei rigorosi elementi di prova: accurata documentazione, alla quale si appoggia ogni ricostruzione. Uno schema riscontrabile nei migliori risultati della moderna ricerca accademica. Accanto, emergono lo sdegno, l’invettiva dell’Autore: frutto consapevole dell’enormità dei crimini evocati. D’altronde, possiamo riscontrare questo medesimo itinerario anche in un’altra, recentissima pubblicazione (l’opera di Scurati: il quale però, dal canto suo, preferisce spesso l’arma dell’ironia).

Considerata la vastità dell’opera, mi son limitato a fornire una serie di flash, come introduzione generale al volume, e come primo invito alla lettura/consultazione; potrei continuare a lungo, gli spunti certo non mancano … ma si tratta, per ora, soltanto di alcune note sparse, di una prima impressione di lettura, utile a presentare l’opera. E tale presentazione vorrei ora concludere partendo dalla citazione, come esempio, di una realtà, della quale ho diretta conoscenza: ancora oggi, in Turchia, il solo fatto di parlare d’un “genocidio armeno” espone al rischio di alcuni anni di carcere; per contro, in Francia, negare pubblicamente il genocidio armeno, appunto, espone, ipso facto, ad una denuncia (e condanna) penale.

Ebbene, il prof Farina ci fa comprendere, con il suo libro, come sia criminale, certo, nascondere e negare un genocidio; ma come sia, d’altra parte, misura insufficiente quella di punire il negazionista a norma di legge, in maniera automatica; abbandonandolo poi, dopo la condanna, a quell’ignoranza, che è la causa prima delle sue posizioni. Questo libro ci addita un’altra soluzione, una soluzione giusta, intelligente, cristiana: che è quella proposta da chi, prima, espone i fatti, nettamente separati dalle proprie opinioni; e, subito dopo, squaderna innanzi ai nostri occhi, per tali fatti, tutte le prove esistenti. Severo, oggettivo, attentissimo a quanto emerge dalla concretezza delle evidenze disponibili. E soltanto a dimostrazione avvenuta ci manifesta, in un turbine di rabbia e di indignazione, le proprie, personali opinioni, dai fatti separate. Contribuendo così a informarci, istruirci, arricchirci.

Ha scritto Edgard Morin che un pensiero libero è tale solo se può liberamente analizzare e decidere: cosa che, però, non può fare se è obnubilato da costrizioni, dalle lenti colorate del proprio credo politico, dalla mancanza dei dati necessari.

Ebbene, libri come questo di Farina contribuiscono a creare, appunto, un pensiero libero da condizionamenti; proprio perché l’Autore, prima di esprimere il proprio, personale giudizio, ci fornisce fatti ben documentati: ma, poi, lascia il giudizio finale alla nostra intelligenza. Per questo si tratta, a mio avviso, d’un libro importante.

Giuseppe Fiora

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Filologo romanzo

(già docente nell’Università di Sassari);

(già Direttore nelle Scuole Europee di Mol e di Bruxelles)

(attualmente consulente ed esperto per l’Ufficio centrale delle Scuole Europee – Bruxelles).

Scheda del Libro: https://www.kimerik.it/libro/4419/non-solo-la-shoah-vittorio-farina/

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