Recensione “Sequestro malvagio” di Antonino Crisafi

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Approfondimenti sull’autore e sul Libro.

Dopo aver presentato in maniera breve ma esauriente lo scenario socio-economico esistente nel Veneto degli anni ’70 e ’80, che portò benessere e occupazione ma vide anche l’insorgere di attività criminose, con un conseguente aumento del fenomeno dei sequestri di persona a scopo d’estorsione, l’autore fa un elenco dei casi più noti di imprenditori, industriali e loro familiari che vennero rapiti e poi liberati dietro pagamento di un riscatto o grazie all’intervento delle forze dell’ordine o che non vennero mai più ritrovati.
Questa triste catena di rapimenti e ricatti venne spezzata soltanto negli anni 90, grazie all’intervento sempre più stringente di polizia e carabinieri e all’applicazione di condanne esemplari.
Dalla fine di quel periodo buio sono passati circa trent’anni, ma il passato non può essere semplicemente dimenticato ed è per questo che Antonino Crisafi ha deciso di ritornare in questa cornice storica e ripercorrerne l’evoluzione, mettendo in scena la parabola di una tipica famiglia trevigiana, i Dal Col, il cui capofamiglia Evaristo “cominciando da zero e con la quinta elementare” pian piano riesce a mettere in piedi un calzaturificio di lusso con 150 operai e 12 impiegati, arrivando a esportare la propria merce in America e Cina, vivendo così in pieno il cosiddetto miracolo economico del “mitico Nord Est”.
Erano tempi in cui si usava “imparare il mestiere” andando a lavorare senza paga presso una bottega e partendo dalle basi, nel giro di pochi anni, era possibile perfezionarsi, iniziare a ricevere una paga adeguata e costruirsi un futuro più redditizio.
Con estremo realismo l’autore traccia la crescita e l’ascesa al successo del giovane protagonista, il quale in 5 anni di apprendistato riesce a compiere il salto di qualità, ad aprire un laboratorio tutto suo per una clientela esclusiva. Dal brevetto del marchio all’ingrandimento il passo è breve e nel giro di pochi anni il duro lavoro, l’intraprendenza e la lungimiranza vengono ripagati. Oltre a diversificare la sua attività, Evaristo mette la sua esperienza e il suo denaro al servizio dei suoi cari, aiutando il fratello Sebastiano ad aprire un’attività vinicola.
Nonostante il benessere e la ricchezza accumulata, il protagonista conduce una vita semplice, agiata ma sobria, scandita dalle classiche tappe che caratterizzano qualunque altra famiglia: l’acquisto di un’auto nuova e di una bella dimora, il matrimonio felice con Isabella, l’arrivo dei figli e l’espansione dell’azienda con filiali all’estero.
Tutto sembra procedere senza scossoni, finché l’agiatezza dei Dal Col non inizia a far gola a qualcun altro.
Approfittando dell’assenza del capofamiglia e della consorte, impegnati in una visita alla filiale di Pechino, quattro uomini armati irrompono della villa italiana e rapiscono il primogenito Marco.
È l’inizio del calvario per tutti i componenti della famiglia e per i loro amici e domestici.
La narrazione, pulita, lineare e piacevolmente scorrevole, a questo punto segue in parallelo sia Marco che i suoi cari.
Nel corso della lettura si percepisce il fine lavoro dell’autore, il quale, con molto tatto e realismo, riesce a interpretare i sentimenti dei personaggi, riproduce quel clima di angoscia e incertezza che li attanaglia. Da una parte viviamo la sofferenza fisica e psichica di Marco che, a un certo punto della storia, influenzato dalle parole dei suoi carcerieri, inizia a sentirsi abbandonato da tutti e a soffrire per la prolungata privazione della propria libertà; dall’altra ci sono le lunghe attese dei genitori, dei fratelli e della fidanzata dello scomparso, logorati dall’angoscia, dall’ansia e dall’incertezza. Assistiamo alla disumanizzazione dei sequestratori e allo sciacallaggio di vili approfittatori che si infiltrano nel dolore e nella disperazione altrui per estorcere a loro volta un pezzo di ricchezza.
Le preghiere e gli appelli della madre, lo scoramento del prigioniero, le indagini delle forze dell’ordine, gli errori e la sfiducia di chi cede al ricatto: tutto fa parte di un copione che in quegli anni si ripeteva spesso, a volte anche con tragici esiti.
Crisafi da voce a quel dolore, alla tensione e alla paura provate non solo da chi veniva rapito ma anche dai suoi cari, dimostrando che le cicatrici lasciate da certi avvenimenti possono minare per sempre la salute e lo spirito di tutte le persone coinvolte.

Sequestro malvagio

di Antonino Crisafi
ISBN: 978-88-5516-240-1
Formato: Rilegato
Genere: Narrativa
Collana: Percorsi
Anno: 2020
Pagine: 138
Disponibile anche in formato eBook

Antonino Crisafi nasce a Messina il 31 luglio 1935 da antica e nobile famiglia di gentiluomini messinesi di origine greca, decorata del titolo baronale. Oltre alla presente, è autore di dodici pubblicazioni. Per la casa editrice La Grafica “gbe” di Verona: – 1994 1ª ed., 1996 2ª ed. Il mal d’Arma; – 1995 Il mal d’Alma; – 2010 1ª ed. Misteri e leggende di Sicilia fra mitologia, storia e cronaca; – 2010 Giustizia imperfetta, probabile e ingiusta e quella giusta esiste?; – 2011 Il Crocifisso di papà; – 2015 1915-2015 Due guerre mondiali e settant’anni di pace per l’Europa. Per la Casa Editrice Kimerik di Patti (ME): – 2011 I vecchi, una volta, avevano cinquant’anni: menzione speciale al Premio letterario nazionale “Un libro amico per l’inverno” – Anno 2011 e Targa Montefiore nel Premio letterario internazionale Montefiore 2016; – 2012 Gocce d’amore ovvero la malinconia del successo: partecipante al Premio Campiello 2013, Menzione d’onore al Premio letterario nazionale “Un libro amico per l’inverno” – Anno 2012 e terzo posto nel Concorso internazionale Tulliola 2014; – 2014 Com’era triste Trieste: partecipante al Premio Campiello 2015 e miglior opera storica nel Premio letterario “Un libro amico per l’inverno” – Anno 2017; – 2015 Il mistero della donna chinata; – 2017 La famiglia Masier: secondo classificato nella sezione romanzi del Premio Letterario nazionale “Franz Kafka 2019”; – 2018 2ª ed. Misteri e leggende di Sicilia fra mitologia, storia e cronaca. Il 22 settembre 2018 gli viene attribuito il primo premio “alla carriera per la cultura” nel Concorso nazionale “Gran Galà Rende… in versi”.

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