Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo”, la Sicilia ritorna protagonista nella letteratura

Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo”

Il romanzo si apre con la presentazione del protagonista, Don Fabrizio, principe di Salina e duca di Querceta. La scena si svolge dentro la villa patrizia, qui dopo la recita del rosario (diretto dal principe stesso) il protagonista attende la cena.

Dunque, anche se il tempo della storia corrisponde a circa mezz’ora (la pausa cioè tra il rosario e la cena), il tempo del racconto è maggiore*. Ne risulta un’azione rallentata, ad un evento che sul piano della storia ha occupato poco tempo viene dedicata un’analisi lunga e minuziosa. Questa “sfasatura” (tecnica) permette al narratore di presentare il protagonista: il principe di Salina, un uomo per il quale il tempo sembra essersi fermato e che vive immerso in un passato non più recuperabile.

Vi è quindi la descrizione (fisica e psicologica) del protagonista che mette subito in evidenza il suo “peso da gigante” che fa “tremare l’impiantito”. Il principe ha la consapevolezza di “signoreggiare”, non solo sugli uomini: la sua conoscenza degli astri è tale che sembrava “obbedissero al suo volere”. Pare, dunque, che il narratore ponga il protagonista in una dimensione da superuomo, comunque da “vincitore”. Eppure alla fine del brano si intravede il destino del principe: il suo ruolo non è quello del vincitore ma del vinto. Infatti viene definito “povero principe” che osserva impotente “la rovina del proprio ceto e del proprio patrimonio”. Ecco che allora quel breve richiamo iniziale “rivide la macchiolina di caffè” che aveva sporcato il panciotto, assume il significato di anticipazione. La grandezza del personaggio, appare, dopo un’attenta analisi, già corrotta da quella “macchiolina”, che sembra presagire l’inizio della fine, cioè la decadenza della propria classe sociale.

I tempi usati dal narratore (onnisciente eterodiegetico) sono narrativi di sfondo (predomina l’imperfetto), attraverso i quali il narratore può giudicare, commentare, far emergere, comunque, una visione della vita che condanna l’immobilismo del principe di Salina.

Per quanto riguarda l’aspetto spaziale la scena si svolge nel chiuso della villa patrizia,  il mondo dei comuni mortali rimane “fuori”. In effetti, il principe di Salina appare distaccato dal mondo borghese, distanza che pare esasperata dall’uso del telescopio, il suo interesse non è per gli uomini, ma per gli astri, fatto questo che estranea ancora di più il protagonista dal contesto in cui vive.

Il narratore attua una focalizzazione zero, l’assunzione di questo punto di vista gli permette di intervenire e di giudicare. Dunque: autore reale e narratore coincidono, Tomasi condanna chiaramente, non solo il protagonista, ma anche “l’habitat morale molliccio della società palermitana” e la Sicilia intera che sembrava andasse “alla deriva nei meandri del lento fiume pragmatistico siciliano”.

La lingua usata dal narratore  può essere definita di livello medio-alto, del resto lo stesso Tomasi di Lampedusa appartiene a questo mondo aristocratico. Anche le scelte sintattiche (con un periodare lungo, ampio, con prevalenza della subordinazione) rimanda ad un livello stilistico alto.

 

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