La piccola Elena

Ci sono notizie che vanno date, vanno date per la necessità che ciascun giornalista deve avere.
Una bambina che muore, il dramma di una famiglia. Il tormento indescrivibile (mi riferisco al tremendo fatto di Teramo e del padre che ha dimenticato in auto la piccola).
L’hai data la notizia. Fermati, basta. Ci sono porte che non vanno aperte, ci sono informazioni che non servono, tormenti che si possono risparmiare. Io comprendo e alcune informazioni sono necessarie, ma perché andare dentro e scavare? Perché invece di dare tutte queste orribili informazioni che non fanno altro che lasciare sgomenti non vi occupate del dramma della disoccupazione?
Della criminalità organizzata?
Della crisi industriale italiana?
Della corruzione politica?
Ci sono notizie che vanno date, nostro malgrado. Anche in questo caso era necessario informare e la magistratura indagherà, ci saranno indagini e tutto sarà chiarito, ma dico: questo dolore può rimanere all’interno di uno spazio discreto e misurabile di una famiglia che vive il suo dramma?
Perché distribuire a piene mani tormenti gratuiti?

Non reputo giusto indugiare sui tratti del tormento. Non è giusto. Non è necessario. Non è utile.
Il circo mediatico italiano sembra impazzito, pur di occupare spazi televisivi di cronaca indugia in una narrazione noir e di cattivo gusto. Io non posso e non voglio sapere ogni dettaglio, non lo voglio sapere perché una notizia del genere non fa altro che fare soffrire, non lo voglio sapere perché dentro queste notizie ci sono solo vittime e dolori da rispettare. Non lo voglio sapere per il senso umano del rispetto e della pietà che dovremmo tutti provare.
Ecco perché non ne parlerò più.

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